Filosofie dell'immagine PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriano Fabris, Patxi Lanceros   
Mercoledì 01 Dicembre 2010 12:45

CoverQuesto volume di «Teoria» è il risultato di un lavoro di ricerca comune condotto da studiosi spagnoli e italiani sul tema dell’imma­gine. È noto infatti l’interesse per questa nozione nel contesto della riflessione filosofica degli ultimi decenni. Ecco perché, ben oltre le dichiarazioni di morte nei confronti di un uso produttivo dell’imma­gine e dell’immaginazione – che possono essere collocate sulla linea che va da Hegel a Heidegger – si è verificato di recente un rinnova­to uso filosofico di esse: sia per quanto riguarda l’ordine delle cose (il modo, cioè, in cui il mondo viene interpretato), sia per quel che concerne l’ordine del pensiero.

 

Si è imposto, più precisamente, e si è ormai consolidato ciò che Gottfried Boehm ha chiamato la «ikonische Wende»: quella «svolta iconica» che va a contrastare il «linguistic turn» impostosi nel No­vecento. Ma ciò che forse ancora manca, in questo quadro di «riabi­litazione» della categoria di ‘immagine’, è una riflessione filosofica, ancora più approfondita di quella finora svolta, sui diversi ambi­ti – comunicativi e non – nei quali il tema dell’immagine gioca un ruolo decisivo, nonché un adeguato ripensamento dei modi nuovi in cui avviene, nel mondo in cui viviamo, l’utilizzo e la fruizione delle immagini. È necessaria dunque la specifica elaborazione di una «fi­losofia dell’immagine».

Il presente numero di «Teoria» intende offrire un contributo in questa direzione. Il suo titolo – Filosofie dell’immagine: dove il ter­mine ‘è declinato significativamente al plurale – non so­lamente allude alla diversità di tradizioni filosofiche e linguistiche, per la precisione spagnola e italiana, che si confrontano su questo tema. Esso indica, più specificamente, una pluralità di approcci e d’interessi che, in rapporto con il nostro problema, trovano la loro esplicazione nei vari contributi del fascicolo.

In una sorta di orientamento preliminare possiamo elencare bre­vemente queste differenti modalità di trattare il tema dell’immagine, segnalando il particolare interesse che motiva l’indagine dei diversi autori. Félix Duque, anzitutto, analizza l’intreccio che si stabilisce fra l’approccio visivo, predominante nella «società dello spettacolo» in cui viviamo, e ciò che egli chiama «il nostro terrorismo quotidia­no»: la situazione di conflitto e di tensione che caratterizza questo tempo. Vincenzo Vitiello approfondisce invece – con riferimento a filosofi, poeti, artisti del Novecento – il nesso inscindibile che si de­termina fra parola e immagine. Dal canto suo Arturo Leyte pone a tema il margine del visibile, che risulta tuttavia pur esso qualcosa di visibile e che s’identifica propriamente con l’ombra. Ugo Pero­ne, poi, mette a confronto nome e immagine mostrando, a partire da una riflessione sul testo biblico e da una ripresa delle posizioni di Benjamin e di Ricoeur, in che modo sia nell’uso del nome che nel riferimento all’immagine venga messa in opera, in forme complesse, una relazione di differenza e di identificazione: tanto nei confronti delle cose, quanto nel reciproco rapporto che lega fra loro, appunto, nome e immagine. Patxi Lanceros si dedica a sua volta ad analizzare l’immagine della città e la determinata organizzazione dello spazio che in essa è insita, mentre André Ortiz-Osés propone una signi­ficativa anticipazione del suo libro, di prossima pubblicazione, in­titolato Museo di simboli. Ancora, Federico Vercellone elabora una nuova idea di ‘morfologia’, intesa come quella forma logica che è in grado di esprimere la struttura complessa dell’immagine. E infine José Luis Villacañas Berlanga e Fernando Bayón sviluppano il lo­ro discorso, da prospettive e con interessi diversi, muovendosi tut­tavia entrambi, nella loro indagine, tra riflessione filosofica e analisi dell’immagine filmica.

Come si vede, viene qui sperimentata una pluralità di modi di pensare e di utilizzare l’immagine da un punto di vista filosofico: a riprova che la «ikonische Wende» non può essere intesa unilate­ralmente, in una direzione univoca, ma dev’essere analizzata nella molteplicità produttiva delle sue vecchie e nuove applicazioni. Da ciò risulta che il plurale assunto nel titolo di questo fascicolo – Filo­sofie dell’immagine è segno certamente di un approccio inevitabi­le, se si vuole corrispondere alla complessità della situazione in cui viviamo. Ma soprattutto che esso è indice del fatto che il venire ad immagine di qualcosa non va inteso, necessariamente, solo in ter­mini di apparizione e spettacolarizzazione di esso, come accade nel contesto predominante dei mass media. Altri usi dell’immagine, in­fatti, e altri modi d’intendere il rapporto fra immagine e realtà sono oggi sperimentabili, soprattutto grazie all’utilizzo delle nuove tecno­logie. Altre forme di conoscenza e di comportamento, grazie alle im­magini, possono essere favorite: come ci auguriamo possa realizzarsi attraverso la lettura di questo fascicolo.

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