Emmanuel Levinas: intenzionalità e trascendenza a partire da Husserl PDF Stampa E-mail
Scritto da Emilio Baccarini   
Venerdì 20 Giugno 2014 09:06

Emilio Baccarini // Emmanuel Levinas: intenzionalità e trascendenza a partire da Husserl

Teoria 2006/2, pp. 7-18

Le teoria dell’intenzionalità è il principale nucleo dell’eredità teoretica della fenomenologia di Husserl. Consapevole di ciò, Levinas inizia una ricerca profonda entro la cornice della fenomenologia allo scopo di verificare se «l’intenzionalità esaurisce i modi secondo cui il pensiero è significante». In questo articolo si cerca di dimostrare come il filosofo franco-lituano, in una disamina della ricerca genetica fenomenologica che perviene a esiti precategoriali, riesce a individuare la «pre-intenzionale», o meglio «non-intenzionale», «passività» originaria della coscienza che non è negazione della soggettività, bensì possibilità di «darsi» della trascendenza. Questa «non sarebbe più un’immanenza mancata», ma troverebbe nella socialità – responsabilità per il prossimo – l’eccellenza propria dello spirito, appunto la perfezione di Dio.

 

The theory of intentionality is the most important core of the theoretical inheritance of E. Husserl’s phenomenology. Starting from this awareness, Levinas carries out a deep research within the phenomenology in order to see whether «intentionality exhausts modalities in which the thought is meaningful». This paper will try to show how the French-Lituan philosopher, going over the genetic phenomenology research which comes to a precategorial issue, can point out the «pre-intentional», or better the «non-intentional», the original «passivity» of coscience which is not the negation of subjectivity, but instead the possibility of «giving» of trascendency. This «would not be a missed immanency», but would have in sociality – responsability of the neighbour – the own spiritual eccellency, which is the perfection of God.

 

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