Kontemplationen. Entwürfe zur phänomenologischen Hermeneutik PDF Print E-mail
Written by Adriano Fabris   
Thursday, 11 February 2016 09:22
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Dean Komel, Kontemplationen. Entwürfe zur phänomenologischen Hermeneutik, Verlag Traugott Bautz GmbH, Nordhausen 2014, pp. 105.

di Adriano Fabris

Komel Kontemplationen CoverLa filosofia ermeneutica sembra essere ormai passata di moda. Gadamer è, sotto molti aspetti, quasi dimenticato, e la stessa cosa sembra accadere anche per Ricoeur. Per quanto riguarda Heidegger – nella misura in cui questo autore può essere ricondotto a tale tradizione di pensiero – l’ultima tendenza è quella di privilegiare i risvolti ideologici pur certamente presenti nella sua riflessione, allo scopo di condannarli e di trovare così una giustificazione pseudo-morale per lasciarsi alle spalle la sua ontologia. Ma l’indagine filosofica, appunto perché non coincide con l’ideologia, non è soggetta alle mode. Lo stesso vale per l’ermeneutica. Basta solo avere il coraggio e la capacità di rilanciare in maniera vitale uno stile di pensiero, collegandolo ai problemi fondamentali affrontati nella tradizione e alle questioni più urgenti del nostro tempo. È ciò che fa in questo libro Dean Komel: un filosofo sloveno molto noto i cui lavori sono tradotti in varie lingue (italiano compreso).

I vari saggi che compongono il suo testo mostrano che i temi di fondo della filosofia ermeneutica sono ben vivi, che le sue categorie sono utilizzabili proficuamente per comprendere il contesto attuale, che i problemi con cui essa si confronta non possono essere fatti cadere. Bisogna solo rendersene conto. Bisogna, soprattutto, evitar di ridurre la filosofia o a una mera ricerca storiografica, o a un supporto ideologico per qualche forma di potere, o a un’analisi sempre più minuziosa e insensata.

Le questioni filosofiche che il libro discute sono affrontate da Komel con riferimento ai principali autori della fenomenologia e dell’ermeneutica novecentesche. Esse sono, ad esempio, il tema della mediazione e quello dell’immediatezza, rispettivamente approfonditi nel secondo capitolo – attraverso l’analisi della categoria di «eros ermeneutico», di cui è appunto messa in luce la funzione di collegamento – e nel terzo capitolo, seguendo il filo conduttore del motto husserliano «zu den Sachen selbst». Troviamo poi, nella seconda parte del libro, un’intelligente lettura della nozione di “virtuale”, collegata alla prospettiva heideggeriana elaborata in Sein und Zeit per la quale «più in alto della realtà sta la possibilità», nonché un’indagine sul classico topos ermeneutico della traduzione, a sua volta sviluppato con riferimento al tema dell’interculturalità, e inteso come modo per tenere assieme, oggi, differenze e relazioni. In tutti questi casi il riferimento a Husserl, Heidegger, Gadamer, Ricoeur e ad altri autori analoghi è funzionale alla proficua trattazione di molti problemi filosofici ampiamente presenti nel dibattito contemporaneo.

Ma è soprattutto nel primo capitolo che viene condotto un approfondimento originale delle condizioni di possibilità della filosofia ermeneutica. Komel, in altre parole, sviluppa una sorta di “ermeneutica dell’ermeneutica”: una riflessione in senso proprio su questo stile di pensiero e sulla sua portata. Qui l’ermeneutica diventa davvero il modo in cui la filosofia si compie e si espone in quanto tale. Essa risponde pienamente, infatti, alle esigenze di principio e di (auto)critica che sono proprie del pensiero filosofico nella sua tradizione. L’ermeneutica è espressione della filosofia nella misura in cui eredita e fa proprie le sue stesse domande. Anzi: lo è nella misura in cui assume essa stessa la configurazione della domanda e assume il carattere dell’interrogare. In tal modo sollecita la filosofia a sperimentare quel limite che propriamente la costituisce e all’interno del quale essa inevitabilmente si muove.

Ma il vero limite, il limite di fondo, alla cui attenzione l’ermeneutica richiama e che essa mette sempre in gioco, è quello che riguarda noi stessi. Siamo noi il punto di partenza della filosofia; siamo noi a costituire la prospettiva che, al tempo stesso, ci permette di vedere e che ci vincola. Se ci rendiamo conto di questa situazione possiamo far emergere tutte le potenzialità, ma anche le diverse condizioni – individuali, storiche, sociali – del nostro rapporto con il mondo. E, soprattutto, può annunciarsi il nostro profondo legame con la verità, ma anche l’impossibilità di trasformare il vero in un nostro esclusivo possesso.

In conclusione, ciò che Komel mette in luce attraverso il suo serrato argomentare, e ciò che la filosofia ermeneutica costantemente ci ricorda, è che lo sviluppo del pensiero non dipende da questa o da quella funzione che possiamo esercitare, ma che invece si ricollega sempre a ciò che siamo. Di più: esso deriva precisamente da come siamo. Emerge qui l’aspetto etico a cui ogni filosofia deve rispondere. Komel, in vari punti del suo libro, lo sottolinea e lo sviluppa. È solo con riferimento a tale aspetto che la pratica filosofica trova il suo senso. Altrimenti resta una semplice procedura: tanto inutile quanto insensata.