Freiheit und Gerechitigkeit PDF Stampa E-mail
Scritto da Edizioni ETS   
Martedì 17 Luglio 2018 15:29

AA. VV., Freiheit und Gerechitigkeit als Herausforderung der Humanwissenschaften / Freedom and Justice as a Challenge of the Humanities, M. Milandinović Zalaznik, D. Komel (Hrsg./ Eds.), Peter Lang, Bern 2018, pp. 376.

Sotto al termine collettivo di “scienze umane”, si racchiude solitamente una pluralità di discipline dalla sociologia alla psicologia, dall’economia all’antropologia, ma anche alla filosofia), caratterizzate dal comune interesse per la formazione e lo sviluppo della società umana. Tale insieme multiforme risulta fondamentale per comprendere e interpretare il mondo, e proprio per questo ha costituito il cardine della cultura cosiddetta “occidentale”, superando anche i confini di essa. Malgrado l’innegabile importanza di tutto questo si assiste, tuttavia, a una progressiva crisi delle scienze umane, a favore di una prevalenza sempre più forte di un approccio scientifico e tecnologico, che mette in secondo piano gli studia humanitatis e mette in discussione il concetto stesso di “uomo” e di “umanità”. In questo contesto, quindi, di crisi dell’umanismo nasce nel 2014 a Lubiana ForHum, (Forum per gli studi umanistici), associazione che vede in questo volume i primi frutti di una collaborazione finalizzata alla ricerca di un nuovo umanesimo di stampo globale. Tra le varie attività organizzate da tale ente, la Conferenza Internazionale svoltasi a Lubiana nel 2016, dal titolo, appunto, Freedom and Justice as a Challenge of Humanities, ha reso possibile un confronto tra vari studiosi aderenti all’associazione su questioni cardine per la nostra cultura, europea e mondiale. Tali confronti sono andati, insieme ad altri inediti, a confluire in questo volume, che si presenta come un interessante laboratorio di idee: i 22 contributi infatti, vari nelle loro prospettive, ma unitari e coerenti con la linea generale dell’opera, mettono in luce quanto sotto al termine “scienze umane” si nasconda un mondo vario e per molti versi inesplorato, che vale la pena di rivalutare e rielaborare in modo innovativo per arricchire il patrimonio culturale europeo.

 

 

Benché siano tutti interessanti e necessari al disegno complessivo, non ci soffermeremo sui singoli contributi, bensì cercheremo di delineare la struttura generale e alcune delle conclusioni raggiunte. Come si evince dal titolo, il punto di partenza della riflessione dei vari autori è proprio il rapporto che intercorre tra le scienze umane e due concetti cardine della storia del pensiero: “giustizia” e “libertà”. Tale prospettiva trova la sua principale applicazione sul terreno deputato ad unirle politicamente nel modo migliore, ovvero quello della democrazia. In relazione a questi riferimenti complessivi troviamo otto diverse sezioni in cui gli interventi sono raggruppati.

La prima, intitolata Humanität und Humanwissenschaften, ha come scopo principale quello di mettere in questione la categoria di “scienze umane” e quella di “umanità” da cui essa deriva. Ciò viene fatto da un lato comprendendo da un punto di vista storico l’origine e lo sviluppo delle scienze umane, in particolare all’epoca della loro crisi e della loro rivalutazione a cavallo delle due guerre mondiali (G. Cepl-Kaufmann); dall’altro ridiscutendo la netta divisione tra uomo e natura da cui le scienze umane dipendono, alla luce della nozione dapprima elaborata in geologia e successivamente introdotta in campo filosofico di “antropocene”, e proponendo un maggior dialogo tra scienze umane e scienze naturali (S. M. Bojanic).

Nella seconda sezione, dal titolo Ideen der Gerechtigkeit und Freiheit, sono direttamente le idee di giustizia e di libertà a essere sottoposte a investigazione. Interessante l’articolo di Heppner, in cui l'autore esamina i vari modelli del relazionarsi allo stato della società, in base alle differenti sfumature che, in essi, vengono assunti dai concetti di “libertà” e “giustizia”, e nel quale mostra come esse, elaborate in epoca Illuministica, non sono acquisizioni perenni, ma rischiano di andare perdute o di essere profondamente mutilate. Tali idee, infatti, subiscono profonde modificazioni attraverso il variare di fattori socio-economici e soprattutto attraverso l’evoluzione politica. È proprio all’interno di quello che D. Komel nel suo intervento definisce “mondo politico” (che avrebbe lo scopo di conciliare giustizia e libertà), che sorgono i maggiori problemi. Tale dimensione infatti – si pensi all’epoca dei totalitarismi o a quella attuale guidata dalle leggi economiche e dallo sviluppo tecnologico – si è dimostrata spesso incapace di tutelare questi due ideali, aumentando le disuguaglianze e le occasioni di soppressione della libertà. Ciò rivela, a parere dell’autore, l’insufficienza di una riduzione della questione su questi due temi al solo ambito politico.

Tale relazione tra ambito politico giustizia e libertà è poi approfondita nella successiva sezione Menschenrechte, Interkulturalität, Friede, in particolare nell’articolo di G. Valera, la quale riscontra la fragilità dell’idea di diritti umani. Essi infatti devono venire ridiscussi per essere meglio difesi alla luce del legame tra l’idea di “diritto” e quella di “potere”, allo scopo di recuperare quei caratteri di inalienabilità e di indivisibilità che appartengono a entrambi. Sempre in questa sezione vengono prese in considerazione (P. Hanenberg) i reciproci effetti di cultura e cognitività affermando l’importanza del dialogo interculturale anche da un punto di vista cognitivo. L’interculturalità come cosmopolitismo è poi presa in esame da Russo, che sottolinea il valore di una cultura umanistica come intrinsecamente cosmopolitica e fondamentale per un miglioramento della coesistenza tra persone.

Interessanti sono anche le sezioni centrali, Global und Local, in cui in cui l’attenzione è posta sul rapporto tra i vari paradigmi presenti a livello globale e la loro applicazione su un terreno locale. In particolare, ricordiamo quello di giustizia transizionale (J.H. Chen), rivelatosi fondamentale per superare i periodi più drammatici della storia del secolo scorso, e quello di modernità (F. Olatunji). Nei saggi viene mostrata anche la difficoltà di una tale applicazione e la necessità di non identificare in modo acritico il modello occidentale con quello globale. La quinta sezione, Freiheits- und Gerechitgkeitskontext in der Literatur, si occupa poi della letteratura come luogo di formazione di ideali quali quelli di libertà e giustizia, e del suo ruolo di consolazione, ma anche di resistenza, che essa ha svolto sia per numerosi scrittori che per i lettori (P. H. Kucher).

I due interventi inseriti nella sezione dal titolo Freiheit und Gerechitgkeit in der Geschichte ben illustrano il valore che riveste la ricerca storica nell’ambito delle scienze umane, al fine di poter meglio comprendere la nostra cultura. C. Povolo e D. Darovec mostrano l’evoluzione delle modalità di risoluzione dei conflitti attraverso il passaggio, in epoca medievale, dal sistema della vendetta, basato su un’idea di giustizia a livello familiare e ritualizzato, alla giustizia punitiva affidata ad un’autorità statuale centralizzata. G. Bajic, invece, pone l’attenzione sulla rilevanza della storia dei servizi segreti al fine di comprendere in modo più profondo e da un’insolita angolazione le strategie belliche e i rapporti internazionali del secolo scorso (in questo caso specifico, nella Venezia Giulia all’epoca della Seconda Guerra Mondiale).

Una stimolante riflessione sull’informazione di massa e sullo stretto rapporto che intercorre tra essi e il sistema politico è proposta dai due interventi di A. Milardović e di B. Nežmah, nella sezione intitolata Medien und Demokratie. La libertà di stampa rappresenta infatti una delle grandi conquiste della modernità alla base di ogni vera democrazia, e può essere limitata o ostacolata in numerosi modi a causa di influenze economiche o politiche più o meno subdole. La circolazione ormai illimitata dell’informazione attraverso i nuovi media è quindi facilmente manipolabile per finalità antidemocratiche, ma risulta contemporaneamente un importante strumento per la diffusione di ideali di libertà e giustizia.

Nell’ultima sezione, New Critique, la più teorica, le conclusioni disseminate nei precedenti articoli sembrano trovare una sistemazione nel tentativo di giungere a conclusioni unitarie. Se la libertà e la giustizia sono realizzate sempre in modo imperfetto e rischiano sempre di venire violate, ne consegue che anche la democrazia è un sistema per sua natura vulnerabile. Col suo contributo M. Brejc ci propone una disamina delle numerose minacce del sistema democratico (perdita di fiducia nelle istituzioni,  primato degli interessi economici, aumento della paura, controllo dei media, individualismo a-sociale), le quali sembrano poter essere combattute proprio grazie a un’educazione su vari livelli, sia familiare che sociale, ai valori democratici, promuovendo una partecipazione attiva alla vita politica che accresca il proprio senso di appartenenza e di responsabilità nei confronti della comunità. Per favorire una cultura basata su giustizia e libertà attraverso il contributo del mondo delle scienze umane, è quindi necessario il lavoro di educazione e di diffusione di questi valori. Esso però deve essere affiancato da una profonda riflessione filosofica, pronta a mettere in questione il modo d’intendere tali idee, comprese le categorie di “uomo” e di “umanismo”. Questo è il lavoro compiuto negli ultimi due saggi della raccolta. Da un lato P. Trawny, nel suo articolo, pone l’accento proprio sulla forza critica della filosofia (con particolare riferimento al lavoro di Adorno) che, proprio nei momenti in cui maggiormente si sente impotente, schiacciata dalla tragicità della storia, deve avere la forza di risollevarsi e riprendere il suo instancabile lavoro per la libertà e la giustizia. In chiusura al volume, il valore critico della filosofia è direttamente applicato, da A. Fabris, alla categoria di “soggetto”, a favore di un nuovo umanesimo fondato su un principio relazionale. Di fronte all’ambiguità dei nostri tempi in cui da un lato troviamo un’atomizzazione estrema dell’individuo e del cittadino, e dall’altro una dispersione nella vita virtuale e nelle dinamiche economiche e virtuali impersonali, è necessario abbandonare tale approccio egocentrico e individualista, per aprire una prospettiva etica basata sull’idea di relazione. Solo tramite la relazione, per cui ogni uomo si trova sempre inserito in una dinamica inclusiva e diffusiva, è possibile combattere l’egoismo e la solitudine dell’individuo contemporaneo e promuovere coinvolgimento, partecipazione e creazione di una comunità che salvaguardi la libertà di tutti e la giustizia della società intera.

Ci sembra che questo volume contribuisca in modo efficace a porre l’attenzione su un tema, quello delle scienze umane e della cultura umanistica, senza limitarsi a un’apologia di una determinata idea di civiltà o cultura, ma proponendo invece nuove prospettive e aprendo spazi di critica, senza tuttavia arrestarsi di fronte alle problematicità che emergono. Si tratta dunque di un vario e utile contributo, di una ricerca che tende a superare i limiti del testo e che auspichiamo continui a dare i suoi frutti.

 

Silvia Dadà