Teoria 2010/1 PDF Stampa E-mail
Scritto da Edizioni ETS   
Lunedì 07 Marzo 2011 09:47

Filosofie dell'immagine

XXX/2010/1 (Terza serie V/1)

Abstract in italiano e inglese del fascicolo 2010/1

Félix Duque

Il nostro terrorismo quotidiano

pp. 9-30

Il quoditiano e (per l'establishment) necessario richiamo alla minaccia terroristica su scala globale comporta, dal lato del potere, il rafforzamento della sorveglianza sui cittadini, proprio in nome del bisogno di maggiori misure di sicurezza a favore dei cittadini stessi (che sono diventati carne masochista) con il risultato, dal lato del cittadino, di una repressione crescente dell'ammissione di sofferenza (dell'altro piuttosto che della propria). In una società globalizzata, la sofferenza dell'altro è diventata incomprensibile. L'attuale retorica anti-terroristica consiste nel torcere la perdita di sensazione dell'alterità in un'illusione di tolleranza. Forse è questa la ragione per cui né lo Stato né l'onesto cittadino trarrebbe beneficio dalla preghiera: "ma liberaci dal nostro terrorismo quotidiano."

The daily and (for the establishment) necessary recollection of the terrorist threat on a global scale entails on the power’s side the strengthening of the surveillance of citizens, precisely in the name of a need for better security measures in favour of the citizens (who have become just masochistic flesh), which results on the citizen’s part in an always stronger repression of the admission of suffering (the other’s rather than his own). In the globalised society, the other’s suffering has become incomprehensible. The current anti-terrorist rhetoric consists in turning the loss of the feeling of the alterity into an illusion of tolerance. Maybe this is the reason why neither the State nor the “honest” citizen would benefit from praying: “but deliver us from our daily terrorism.”

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Vincenzo Vitiello

Parole senza immagini, parole cieche. Parole come pietre.
Tramonto, o anche un’alba nuova, altra?

pp. 31-47

Prendendo come punto di partenza alcuni "passaggi" fondamentali nella storia della filosofia moderna (da Cartesio a Kant, Husserl ed Hegel) e della pitura contemporanea (da Manet e Monet a Kandinsky, da Klee a Burri, Matisse e Giacometti), Vitiello sottolinea la progressiva "perdita" di significato delle parole e della figuratività nelle arti visive, fino alla riduzione della parole a voce, suono e rumore (Celan) e della pittura a gesto (Pollock). La conclusione indica la "possibilità" di un modo diverso di esprimere il proprio corpo e la natura.

Taking as starting point some fundamental “passages” in the story of modern philosophy (from Cartesio to Kant, Husserl, and Heidegger) and in contemporary paintings (from Manet and Monet to Kandinsky, and from Klee to  Burri, Matisse, and Giacometti), Vitiello underlines the progressive “loss” of meaning of words and of visual art’s figurativity until the reduction of words to voice, sound, and noise (Celan) and of painting to gesture (Pollock). The conclusion indicates the “possibility” of a different way of experiencing one’s own body and nature.

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Arturo Leyte

L'annuncio di un'ombra

pp. 49-65

Mediante un luogo comune artistico rinomato - L'Annunciazione - il saggio indaga lo statuto dell'immagine in relazione allo statuto dell'ombra, intendendo quest'ultima in tutta la sua ambiguità: come ultima impronta della cosa e primo segno del nulla. L'Annunciazione è l'annuncio di un'ombra che non può mai apparire - Dio, l'altro - o, al contrario, il mero annuncio di un'immagine satura che non fa riferimento a nient'altro? Questa stessa dualità può essere letta in chiave politica: dall'immagine di un potere che non può essere visto, al potere delle immagini, immagini che aspirano alla leadership assoluta della presenza.

By means of an acknowledged artistic commonplace – The Annunciation the article investigates the image`s statute in relation with the shadow`s statute, understanding the latter in all its ambiguity: as a final fingerprint of thing and first sign of nothingness. Is the Annunciation the announcement of a shadow that can never appear – God, the other – or, on the contrary, the mere announcement of a saturated image that does not refer to anything else? The same duality can be read in a political tone as the one that goes from the image of a power which cannot be seen, to the power of images, images that aspire to the absolute leadership of presence.

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Ugo Perone

Il nome e l'immagine: la differenza dell'identità

pp. 67-77

Il titolo del saggio suggerisce un chiasmo che intreccia nome e immagine, differenza e identità. Né un'equazione a somma zero né un'analogia in cui il noto incontra l'ignoto, questo chiasmo mette in luce un nodo irrisolto che non può essere sciolto semplicemente tagliandolo. Al di là dei parallelismi in ciascuna tradizione, sia il nome che l'immagine includono identità e differenza - tra se stessi e gli oggetti che designano. L'obiettivo di questo breve articolo è di indagare la differenza e l'identità, non semplicemente di affermare i due termini ma di cercare che relazione hanno.

The title of this essay suggests a chiasm that interweaves name and image, difference and identity. Neither a zero-sum equation nor an analogy where known meets unknown, this chiasm points out an unresolved knot that cannot be simply unraveled just cutting it. Besides parallelisms in each tradition, both name and image include identity and difference – between themselves and the objects they design. The aim of this short essay is to investigate difference and identity, not simply stating the two terms, but searching the relation between them.

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Patxi Lanceros

La traccia del crimine. Immagine della città

pp. 79-102

La storia della città può essere raccontata come storia delle regole che portano allo sviluppo di una politica urbana e di un sistema etico urbano. È allo stesso tempo una storia di forme, un problema di percezione, un fatto estetico. Separare questi due tipi di storia è fallace, perché la regola si riflette nella forma - meglio ancora, è incorporata nella forma. Il punto centrale di questo saggio è già la narrazione, necessariamente schematica, di un'estetica della città. Suggerisce alcuni motivi per pensare la città da un punto di vista estetico.

The history of the city can be narrated as history of the rules which lead to the development of an urban policy and an urban system of ethics. It is at the same time a history of forms, a question of perception, an aesthetic matter. Separating these two sorts of history is a fallacy, because the rule is reflected in the form, better, it is embodied in the form. The central issue of the essay is already the narration, necessarily schematic, of an aesthetics of the city. It suggests some reason for thinking the city from an aesthetic point of view.

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André Ortiz-Osés

Galleria di Simboli

pp. 103-114

In questo saggio offriamo alcune immagini simboliche insieme alla loro interpretazione culturale secondo l'ermeneutica simbolica che pratichiamo. Questa breve galleria di simboli è una selesione del nostro libro - ancora in preparazione - Libro de símbolos, Universided de Deusto, 2010. Lì cerchiamo di descrivere il percorso del senso umano attraverso alcuni eventi dell'arte e della religione, dei riti e dello sport, della musica e della vita stessa.

In this essay we offer some symbolic images together with their cultural interpretation according to the symbolic hermeneutic that we practice. This brief gallery of symbols is a selection of our book – still in preparation – Libro de símbolos [The book of Symbols], Universidad de Deusto 2010. It attempts to describe the path of human sense through some events in art and religion, in rite and sport, in music and life itself.

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Federico Vercellone

Verso la morfo-logia

pp. 115-127

È possibile scoprire una nuova attualità del pensiero morfologico sorto con Goethe? Questo saggio prova a valutare la possibilità di un tale progetto. L'interesse culturale contemporaneo per il campo dell'immagine, che ha trovato la sua formulazione nell'idea di "iconic turn" e la propria cornice scientifica nei visual studies, potrebbe supportare qualcosa del genere? Come possiamo trovare, entro una dimensione filosofica, una logica "prediscorsiva", del nesso tra intuito, percezione e immagine? Come possiamo definire l'articolazione tra immagini?

Is it possible to discover a new actuality of the morphological thought arisen with Goethe? This paper tries to evaluate the possibility of such a project. The contemporary cultural interest on the field of image, which has found his formulation with the idea of an “iconic turn”and his scientifical frame in visual studies, could support something like this? How can we find, in this philosophical frame, a logic of “prediscursive”, of the bund between intuition, perception, image? How can we define the articulation between the images?

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José Luis Villacañas Berlanga

Pluralismo estetico

pp. 129-150

La cultura di massa si nutre della commedia cinematografica, considerata una Gestalt alternativa che ci lega al nostro piccolo mondo. Nel farlo, la cultura di massa ci restituisce un'immagine speculare ideale della nostra vita, consentendoci di considerare ideali le nostre vite quotidiane. Pertanto la distanza tra cinema e vita tende a ridursi e il programma di educazione estetica è compiuto. Questo saggio esamina il processo in relazione ad alcuni pensatori contemporanei - da Schmitt a Benjamin fino a Rancière.

Mass culture nourishes itself through cinematographic comedy, considered as alternative Gestalt that binds us to our little world. In doing so, mass culture return us an ideal mirror image of our life allowing us to consider ideal our daily life. Therefore distance between cinema and life tends to reduce and aesthetic education programme is completed. This essay examines this process in reference to some contemporary thinkers – from Schmitt to Benjamin up to Rancière.

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Fernando Bayón

Cogito ergo video.
Historie(s) du cinéma di Jean-Luc Godard o il capitalismo come patologia della memoria

pp. 151-169

Questo saggio è un'interpretazione dell'opera di Jean-Luc Godard Histoire(s) du cinéma. Il testo ha due obiettivi principali. Il primo è quello di analizzare le mediazioni audiovisive nella politica di costruzione della memoria. Studierò pertanto il modo in cui i film di Jean-Luc Godard articolano la storia cinematografica del Ventesimo secolo, ispirati da un motivo centrale: l'idea di fallimento e lutto. Il secondo è quello di stabilire un dialogo tra le "patologie della memoria" - come indicate da Godard in relazione critica al regime di consumo massmediatico - e le "politiche" delle immagini e del montaggio, proposte da Walter Benjamin e dalla sua "dialettica della visione".

This essay is an interpretation of the work of Jean-Luc Godard: Histoire(s) du cinéma. There are two main objectives of the text. First, to analyze audio-visual mediations on the political construction of memory. Therefore, I will study the way Jean-Luc Godard´s films articulate the cinematographic history of the Twentieth century, inspired by a central motif: the idea of failure and mourning. Secondly, I´d like to establish a dialogue between the ‘pathologies of memory’ – as reported by Godard in critical connection with the mass-media comsuption regime – and the ‘policies’ of the images and montage, proposed by Walter Benjamin an his ‘dialectics of seeing’.

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