Eurosofia. La filosofia e l'Europa PDF Print E-mail
Written by Adriano Fabris   
Monday, 14 March 2011 12:12
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Rido quando vedo che molti hanno disegnato la mappa della terra, ma che nessuno ne

ha dato una spiegazione ragionevole [...]. Mi meraviglio dunque di quanti separano con

tanto di confini Libia, Asia ed Europa [...]. Riguardo all’Europa, invece, nessuno conosce

con sicurezza se è circondata dal mare, né ad oriente, né a settentrione...

 

Copertina 2008Cosi`, nel Quarto libro delle Storie, Erodoto ironizza sulle piu` o meno fantasiose teorie geografiche del suo tempo, contestando in particolare che fosse possibile individuare con una qualche precisione i confini geografici dell’Europa. E questo proprio in un’opera che – come e` noto – costituisce una delle prime affermazioni, destinata a una fortuna millenaria, di una specifica identita` dell’Europa, caratterizzata dalla Liberta` e contrapposta ad un’Asia dominata invece dal Dispotismo. Sin da una delle sue prime concettualizzazioni il continente europeo denuncia il suo carattere paradossale: essere uno spazio, definito pero` non da elementi territoriali ma culturali, uno spazio dove la geografia e` determinata dalla storia. Se il continente europeo ha un’identita` che va oltre i suoi incerti e fluidi confini geografici, questa non puo` dunque che essere un’identita` riflessiva. L’Europa non puo` esistere a prescindere da un sapere sull’Europa, da un’eurosofia. Si tratta dunque di un sapere all’interno del quale la filosofia svolge un ruolo centrale – accanto ad altri saperi, certo – nella costruzione di un’identita` condivisa o comunque condivisibile.

 

Nella prospettiva filosofica la specificita` delle diverse tradizioni di pensiero non e` affatto negata, ma viene inserita e valorizzata all’interno di una comune tradizione, capace di dar vita ad uno spazio culturale aperto e condiviso. Insomma: come intendono mostrare anche i saggi raccolti in questo volume di Teoria, l’approccio filosofico puo` contribuire a far emergere un’effettiva cultura europea e a costruirla comunitariamente. Certo un’Europa, caratterizzatasi innnanzi tutto come comunita` economica, cresciuta intorno alla libera circolazione di uomini e merci e simboleggiata dalla moneta unica, sembra non aver bisogno di una cultura condivisa e condivisibile, e tanto meno di un richiamo alle comuni radici filosofiche. Ne e` una riprova la difficolta` dei vari paesi a raccogliersi intorno a principi riconosciuti e da tutti accettati. Sembra per contro avere il sopravvento la logica delle appartenenze e del richiamo identitario, quasi che questo sentire comune non possa venir creato che per contrapposizione, non possa nascere che dalla paura del diverso e dall’esclusione di un altro – etnico, religioso, culturale – che, in realta`, all’Europa appartiene anch’esso, e da sempre.

 

Tuttavia, un legame identitario forte, fra le differenti culture dei paesi del vecchio continente, esiste gia`. Ne e` una riprova l’“aria di famiglia”, i riferimenti comuni, il riconoscimento della tradizione condivisa che caratterizzano i vari saggi raccolti in questo volume: sia che adottino prospettive decisamente europeiste o punti di vista piu` disincantati, sia che provengano dal cuore antico dei paesi fondatori, o da un Est ex-comunista solo recentemente rientrato nella famiglia europea, o addirittura da paesi, come la Turchia, dallo statuto ancora incerto, sospesa tra l’Europa e l’altro. Si tratta dell’idea che l’identita` culturale di tutti e di ciascuno e`, e non puo`che essere, un’identita` aperta: aperta alle sollecitazioni che provengono dall’altro da se e allo stesso tempo aperta alla radice comune che rende possibile il loro legame. Radice che risiede nella capacita` di dialogo, nell’intenzione di argomentare, nella volonta` di comunicare in maniera condivisibile, e di cui l’Europa ha appreso la pratica solo grazie ad una lunga, tortuosa, e spesso cruenta, storia. Tutto questo e` filosofia. E dunque in questa capacita` filosofica puo` essere riscontrata la caratteristica dell’Eurosofia. Partendo da cio` che c’e` gia`per giungere a quanto dev’essere, certo faticosamente, ancora costruito.

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