Breviario di politica PDF Print E-mail
Written by Adriano Fabris   
Thursday, 26 May 2011 13:40
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Pier Paolo Portinaro, Breviario di politica, Morcelliana, Brescia 2010

 

Pier Paolo Portinaro insegna Filosofia politica all’Università di Torino e divide la sua attività di ricerca tra l’Italia e la Germania. Ha al suo attivo numerosi volumi sia su autori importanti del dibattito etico-politico novecentesco – da Carl Schmitt a Günther Anders a Norberto Bobbio –, sia su questioni fondamentali del dibattito storico-politico contemporaneo. Mi riferisco soprattutto alle sue analisi sulla figura del “Terzo” (Franco Angeli, Milano 1986), alla sua Apologia del realismo politico (Marsilio, Venezia 1993; si veda anche il saggio pubblicato da Laterza nel 1999 sullo stesso argomento), alla sua riflessione sullo Stato (il Mulino 1999), alla sua ricognizione del Labirinto delle istituzioni della storia europea (il Mulino 2007). In tutti i suoi lavori Portinaro unisce grande competenza relativamente allo spessore storico delle questioni affrontate, ammirevole chiarezza nell’esposizione e nelle proposte interpretative, lucido realismo.

 Non fa eccezione il Breviario di politica, che fra l’altro ha ricevuto quest’anno (2011) il Premio filosofico Castiglioncello. Nell’accezione corrente, come ben si sa, “breviario” è un libro di preghiere, dal quale, in qualche modo, ci si attende consolazione. Ma non è questo ciò che propone il libro: anche se il tempo presente di consolazioni avrebbe certo bisogno. Il termine “breviario”, infatti, ha anche un altro significato: quello di sintesi, di “compendio”. Più precisamente, ciò che appunto dice del suo libro Portinaro è che il Breviario di politica è una “sinossi”. In che senso? Nel senso che esso non espone una visione del mondo, né fa da portabandiera all’ennesima ideologia – nulla vi sarebbe di più distante dalla personalità del nostro autore –, ma offre una guida per orientarsi nella scelta degli strumenti che consentono di capire e di gestire una corretta politica. Il tutto all’interno di una cassetta di attrezzi – per continuare con la metafora – che risulta oggi sempre più disordinata e confusa. Aiutare a comprendere il presente: non è poco.

 Il libro si divide in tre parti. La prima, Categorie, offre un vero e proprio orientamento nel lessico della politica, selezionando una serie di concetti classici, elaborati già dal mondo greco, e proponendoli a coppie. Proprio anzi questa costruzione risulta illuminante. Giacché, appunto per citare le coppie che sono esaminate, la storia universale, nell’ottica di Portinaro, può essere descritta come l’eterno sforzo frustrato di emancipare bios da zoe, la polis dall’oikos, la dike dalla hybris, la philia dal polemos, il demos dall’ethnos, il nomos dal kratos. E, vista in questa luce, la storia politica dell’Occidente può essere compresa, anche, come lo sforzo di evitare il ritorno delle istanze particolari e vitalistiche, espresse dalla seconde nozioni nominate nelle coppie di cui sopra, su ciò che di universale e ragionevole viene detto dai primi termini presenti in esse.

La seconda parte, Dinamiche, concentra invece la propria attenzione sui movimenti che hanno consentito il formarsi della nostra civiltà occidentale, con il suo esito scontato: la modernità. Le dinamiche sono quelle che si sono determinate tra Stato e nazione, Società civile e mercato, oligarchie e democratizzazione, rivoluzione e riforme, colonialismi e totalitarismi, nonché, oggi, nell’ambito della globalizzazione. Qui il progetto di dominio razionale dei processi sociali conosce non solo il suo apogeo, ma anche il suo scacco ultimo: quello simboleggiato dalle tragedie del XX secolo e teorizzato nella «dialettica dell’illuminismo». E, rispetto a questi esiti, non è certo la frammentarietà del post-moderno ad offrire un’adeguata via d’uscita.

Come si diceva, Portinaro non offre una terapia, non propone l’ennesima ricetta per i mali del presente. Fornisce invece, di essi, una lucida diagnosi. E appunto Diagnosi s’intitola la terza e ultima parte del volume. Qui il mondo contemporaneo è visto nella sua frammentarietà, nella sua implosione. A cui corrisponde, nell’ambito della teoria politica, una dissonanza di prospettive che conduce a elaborare paradigmi eterogenei di approfondimento. Ciò si vede con chiarezza nei rapporti – che rimandano a teorie ben precise e facilmente attribuibili – tra democrazia costituzionale e capitalismo finanziario, tra società aperta e comunità chiusa, tra biopolitica e antipolitica, tra masse e moltitudini, tra pandemonium e scontro di civiltà, e, infine, tra kosmopolis e imperi.

Quale allora il futuro che ci aspetta? L’affermarsi degli imperi globali? La fine dello Stato? La fine della politica? La fine della democrazia? Portinaro conclude il suo libro citando Alessandro Pizzorno. Lo studioso, viene detto, deve guardarsi dall’annunciare mutamenti epocali: perché raramente si trova «alla partenza delle caravelle di Colombo o nella piazza in cui stanno ghigliottinando Luigi XVI». Deve piuttosto analizzare il presente, evitando le grandi narrazioni e i pur suggestivi meta-racconti. È ciò che viene fatto, in maniera lucida, competente e sobria, in questo libro.

Adriano Fabris