L'istinto della ragione PDF Print E-mail
Written by Verbena Giambastiani   
Tuesday, 07 May 2013 13:28
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Giuseppe Cantillo, L'istinto della ragione. Logica, vita, diritto in Hegel, Luciano Editore, Napoli 2012

Copertina Cantillo 2012

L'istinto della ragione. Logica, vita, diritto in Hegel di Giuseppe Cantillo si articola in quattro capitoli.

Il primo denso capitolo, Logica e vita, si focalizza sul preminente bisogno della filosofia di conoscere la vita come intero. Dopo aver sottolineato che per realizzare una tale conoscenza la filosofia non può affidarsi all'intelletto, dato che l'intelletto opera generando forme fisse e irrigidite, Cantillo indica in quel movimento del venir fuori dell'unità originaria e del ritornare in sé attraverso la posizione dell'esser-altro e il riconoscimento di sé nell'esser-altro, il motore che spinge il pensiero a diventare pensiero della vita. Essenziale è il contributo della logica. La logica, infatti, non essendo solo analitica o sintetica, ma anche e soprattutto dialettica, tende a superare le scissioni prodotte dall'intelletto, nientificando la finitezza delle forme intellettuali. Cantillo sottolinea che, proprio per questa sua natura dialettica, la logica si fa metafisica, identità dell'identità e non-identità. Esibendo il limite delle forme prodotte dall'intelletto si affaccia, per via negativa, il modello della ragione. Cantillo rintraccia una costante nel pensiero di Hegel: ciò che Hegel dice dell'Assoluto è affermato per l'organismo. L'organismo sopporta in sé la contraddizione di essere l'unità dell'identico e del diverso, dell'essere-se-stesso e la propria negazione. Come l'organismo non ha una forma fuori di sé, ma è il risultato di un processo, così l'Assoluto rivela solo alla fine ciò che è in verità. L'Assoluto è vita perché è urto, scissione e superamento della scissione. Nella conclusione del primo capitolo Cantillo afferma che dal mysterium trinitatis certamente è ispirata la hegeliana triplicità come schema fondamentale del pensiero. La triplicità è l'autentico metodo della filosofia, anzi è la filosofia stessa perché è la struttura della ragione che procede oltre l'immediatezza dell'intuizione o del sentimento e oltre le rigide determinazioni dell'intelletto.

Il secondo capitolo, Il diritto “di natura” o secondo “la natura delle cose”, esamina il complesso rapporto di Hegel con la tradizione giusnaturalistica. Lo Stato ha, secondo Hegel, il diritto-dovere di garantire la libertà dei cittadini ad avere una propria fede favorendo lo sviluppo di una religione soggettiva. Questo vuol dire promuovere la moralità dei cittadini e indirettamente un consolidamento della legalità e del senso dello Stato. Cantillo sottolinea che il termine natura, nel pensiero hegeliano, non è indicativo solo dell'esteriorità del mondo che si contrappone all'io, natura significa anche natura umana. Questa accezione alternativa del termine natura permette a Hegel di  fondare il diritto assoluto sull'essenza dell'uomo in quanto esser-libero e che perciò potrebbe essere definito diritto naturale. Il diritto assoluto è il diritto a quei “beni incedibili” che non possono essere oggetto di contrattazione perché intimamente parte della persona umana, come, ad esempio, la libertà del volere. Cantillo ripensa perciò il concetto di natura alla luce del principio della libertà interiore degli individui, della libertà di pensiero, dello spirito consapevole di sé. Natura è natura etica e il diritto è il regno della libertà.

Nel terzo saggio, Il regno della libertà. Linguaggio, riconoscimento, diritto, Cantillo mostra come compito della filosofia sia la liberazione dalle esteriorità in cui si è perduto l'uomo. Mondo e pensiero non sono estranei, ma sono la manifestazione dello spirito infinito in cui la natura è logos. Centrale diventa quindi la funzione del linguaggio in quanto medio del pensiero, luogo in cui la vita si espone come mondo di significati. Il linguaggio appare inizialmente alla coscienza come una natura esteriore, l'uomo non ricorda l'origine di sé e del mondo dato che la mediazione dello spirito è avvenuta inconsciamente. Il movimento della Menschwerdung non può essere puramente teorico, ma è il risultato dell'operare della volontà; solo nella consapevolezza del procedere dello spirito l'uomo diventa uomo e si riconosce come essenza spirituale, soggetto autocosciente e libero. Questo processo determina il mondo come mondo intersoggettivo, storico, in cui la volontà del singolo è volontà universale, e l'universale è la volontà singola. Il diritto, in quanto regno della libertà, non è solo coazione a rispettare la libertà dell'altro, esso è orientato soprattutto all'integrazione del punto di vista dell'individuo e della comunità. Nell'ideale etico-politico di Hegel l'umanità aspira a diventare sempre più consapevole di sé come comunità capace di connessione e di relazione. Lo Stato deve essere in grado di mediare nella vita della comunità etica la cura dell'universale e del particolare, il bene dei singoli e il bene comune.

Cantillo dedica l'ultimo capitolo del volume, Il pensiero della vita moderna. L'illuminismo al rapporto che lega la Riforma protestante e l'Illuminismo. L'analisi di Cantillo evidenzia come per Hegel sia già presente nel Protestantesimo il seme dell'Illuminismo: contenuto essenziale della Riforma è la convinzione che l'uomo, lasciando abitare nel suo spirito la verità di Dio, è determinato da se stesso a essere libero. Nel capitolo vengono inoltre messi in risalto i molteplici limiti che Hegel vede nell'Illuminismo, quali il limite del pensiero astratto che non è in grado di cogliere l'intero, il limite dell'intellezione che non riesce a comprendere il contenuto della vera fede come spirito assoluto, e il limite che deriva dall'esaltazione del principio d'utilità, a causa del quale, nella ricerca della felicità individuali, l'alterità del mondo e degli altri soggetti finiscono per essere considerati solo come l'utile o l'utilizzabile. Tali limiti si riverberano nell'esperienza storica della Rivoluzione francese, dove volontà generale e volontà singola non trovano alcuna mediazione, sicché “l'unica vera volontà generale può essere solo l'annientamento della volontà singola che emerge sempre di nuovo”.  La libertà, infatti, diventa “furia”, “terrore”, se scissa dalle articolazioni della comunità, si fa arbitrio soggettivo.

La ricerca condotta da Cantillo sulle varie “forme dell'umano” presenti in Hegel, mostra quindi come l'istinto della ragione a porre come nullo il contrasto tra soggetto e mondo permetta di andare oltre le verità finite dell'intelletto, oltre il contrasto che genera violenza, realizzando così pienamente la natura etica dell'individuo.