Hegel - "Scienza della logica" PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriano Fabris, Claudio Cesa   
Martedì 09 Luglio 2013 16:34

2013-1Il primo tomo della Wissenschaft der Logik fu pubblicato alle fine di aprile 1812; esso reca, nel frontespizio: Primo volume. La logica oggettiva. Il secondo uscì dalla tipografia nel dicembre dello stesso anno, recando però, come data, 1813; nel frontespizio, sotto il titolo, si legge: Primo volume. La logica oggettiva. Secondo libro. La dottrina dell’essenza. Che, nel tomo uscito in aprile, non fosse indicato che si trattava solamente del primo libro, la Logica dell’essere, è dovuto al fatto che, quando Hegel cominciò a passare il manoscritto in tipografia, riteneva ancora che l’intera logica oggettiva “la logica metafisica ovvero ontologica” potesse trovar posto in un solo tomo. Il terzo volume, La logica soggettiva, che Hegel sperava di far seguire immediatamente, uscì invece alla fine del 1816; e non si sa a cosa si debba attribuire la dilazione.

Sulla logica, e più su quella oggettiva che su quella soggettiva, Hegel lavorò quasi senza interruzione, dall’inizio della sua attività accademica a Jena (fine 1801) sino, letteralmente, alla morte; l’ultimo biglietto che egli scrisse (13 nov. 1831) fu per accompagnare l’invio, al tipografo, del motto latino che doveva esser messo in exergo alla nuova, e ampliata, edizione del primo volume; e l’ultimo sedicesimo delle bozze di stampa arrivò a casa sua poche ore dopo la sua morte. Di una nuova edizione, la necessità gli si era profilata intorno al 1827; ma, durante tutto il suo insegnamento berlinese (1818-1831) aveva tenuto, ogni anno, nel semestre estivo, un corso di “Logica e metafisica”; soltanto l’ultimo anno esso fu intitolato semplicemente “Logica”; come testo base per le lezioni, veniva usata la Enciclopedia delle scienze filosofiche.

 

Le discussioni sulla filosofia hegeliana, già iniziate quando Hegel era ancora in vita, si fecero particolarmente intense nel quindicennio succeduto alla morte. A suscitare il maggior interesse, non fu, inizialmente, la logica, ma le varie “filosofie” che la seguivano: della natura, del diritto, dell’arte, della religione, della storia. A discuterne, non erano soltanto gli avversari, ma anche coloro che riconoscevano Hegel come maestro, o almeno come colui che aveva portato a compimento la filosofia classica tedesca. Ancor prima che si rendesse esplicita la scissione della “scuola”, alcuni insistevano sul nucleo “speculativo”, “scientifico”, operando anche una confluenza tra logica e teologia; il collega e amico berlinese di Hegel, Philipp Marheinecke, che aveva pubblicato, nel 1819, un manuale universitario Die Grundlehren der christlichen Dogmatik, ne fece una nuova edizione, nel 1827, aggiungendo al titolo originario als Wissenschaft, “in quanto scienza”, ove “scienza” voleva esser sinonimo di “filosofia”. Del 1835 è il Die christliche Gnosis di Ferdinand Christian Baur, ove quel dottissimo storico della teologia riconosceva la compatibilità della filosofia speculativa con il “concetto di Dio”. Su tutt’altra strada si mettevano,  contemporaneamente, altri pensatori, della nuova generazione, i quali, piuttosto che sulla “conciliazione” fra filosofia e religione mettevano l’accento sullo “svolgimento”; era ad essi inaccettabile l’idea del “sistema” come “circolo” e reputavano impossibile la coesistenza teorica di filosofia e religione rivelata. Nel 1837 D. Fr. Strauss si appellava alla Fenomenologia per negare la possibilità di tornare, dal sapere assoluto, a quello sensibile; e subito dopo (1838) L. Feuerbach intimava “guerra” a chi avesse voluto attenersi rigidamente al “sistema”. La parola d’ordine non era più “scienza”, bensì “critica”; e la critica di Feuerbach investiva anche la logica: essa non poteva venir considerata “pensare in sé”; era, piuttosto, un “pensare che espone se stesso”, con tutti gli inevitabili condizionamenti; il primo dei quali era la derivazione, e quindi la dipendenza, dai sistemi precedenti, con i quali si era confrontato. Hegel aveva avuto, sì, una intuizione originaria, ma il suo limite era stato di volerla trascrivere in forma meramente concettuale; di qui la battuta su Hegel “grammatico” della filosofia. Anche l’antico compagno di studi di Hegel, cioè Schelling, si mosse nella stessa direzione; nelle sue lezioni di Monaco ricordò che la “vecchia metafisica” aveva come fondamento l’ontologia; ed era questa, e nella sua forma deteriore (quella di Wolff), che Hegel aveva preso come modello, tentando di applicare ad essa, per renderla accettabile, il metodo genetico della filosofia della natura; non si era reso conto dell’impossibilità di trapiantare nei “meri concetti” la dinamica vitale delle “potenze reali”. Già prima, non era mancata una maligna battuta di Herbart (1827): che Hegel aveva tentato di gonfiare la sua logica con una “metafisica avvizzita”.

Nella critica alla logica hegeliana particolare peso ebbero le Logische Untersuchungen (1840) di Adolf Trendelenburg, nelle quali gli spunti critici già circolanti vennero raccolti e rielaborati. Fu Trendelenburg a prendere di petto il metodo dialettico, dichiarandolo un “grandioso errore”; fu lui a formulare chiaramente la differenza tra negazione logica e opposizione reale; fu lui a negare che le categorie logiche hegeliane avessero la “concretezza” cui pretendevano; fu lui a mettere in causa l’inizio “senza presupposti” della logica. Alle obiezioni di Trendelenburg gli hegeliani naturalmente non mancarono di replicare; il primo a farlo fu J.E. Erdmann, con il suo Grundriss der Logik und Metaphysik (1841); in campo scese anche uno dei primi discepoli di Hegel, G.A. Gabler (1842). Ma Trendelenburg, nelle edizioni successive della sua opera (l’ultima è del 1870) ribadì le sue critiche, che avevano particolare peso per la fama di cui egli godeva come gran conoscitore della logica aristotelica.

Trendelenburg fu discusso anche degli hegeliani italiani, e soprattutto da B. Spaventa (1864 e 1867); Spaventa influenzò profondamente le riflessioni sulla logica hegeliana di G. Gentile, che finì per criticarla (1913) dichiarandola una struttura aprioristica staccata dal “pensiero in atto”: essa era, al massimo, un “organo di conoscenza speculativa”; poco più tardi, nel Sistema di logica come teoria del conoscere (1917-1922) tentò di riscriverla a modo suo. Quanto a B. Croce, che tradusse la Enciclopedia, e che, con il suo Ciò che è vivo e ciò che è morto della filosofìa di Hegel (1907) contribuì grandemente alla rinascita dello hegelismo, egli giudicava sì la Scienza della logica il “ricchissimo dei libri”, ma ne limitò anche la portata considerandola fondamentalmente la critica di tutte le “definizioni dell’assoluto”; aggiungendo che Hegel aveva errato, nel voler recuperare quelle definizioni come categorie che si articolassero in un sistema compiuto.

In Inghilterra, e negli Stati Uniti, la logica di Hegel fu molto studiata, quasi sempre in connessione con la filosofia della religione; del 1865 è la celebre opera di J.H. Stirling, The Secret of Hegel, che recava anche la traduzione e il commento della sezione Qualità del primo libro della Scienza della logica. Il secondo libro, sulla Essenza, fu in parte tradotto in parte parafrasato (1881) da W.T. Harris, al quale si deve un nutrito volume, Hegel’s Logic (1890), che si concludeva riprendendo il problema, tanto dibattuto in Germania, due generazioni prima, della “personalità”, e come questa fosse compatibile con il sistema hegeliano. C’era del resto una certa vicinanza tra gli “ortodossi” tedeschi di mezzo secolo prima, e quelli americani, nel concepire la logica come la continuazione della ontologia; si tratta comunque di opere, quelle di questi autori, fondate su una solida conoscenza del testo, il che spiega la loro fortuna anche in Italia. L’opera di J.G. Hibben, Hegel’s Logic: an Essay in Interpretation (1902) fu tradotta nel 1910 da G. Rensi, che vi appose una Prefazione tutta ispirata al pensiero di un altro idealista americano, J. Royce. Né va dimenticato l’inglese J.B. Baillie, il cui The Origin and Significance of Hegel’s Logic (1901) fu oggetto di una lunga e impegnata recensione di G. Gentile (1904). Sia consentito, su questo argomento, di rimandare al volume del nostro compianto amico Vittorio Sainati, Idealismo e Neohegelismo, Pisa 1999.

In Germania, nella seconda metà dell’Ottocento, la Scienza della logica era caduta nell’oblio; pubblicata, nel corpus delle opere, ancora nel 1841, dovette attendere il 1923 per essere ristampata, e per giunta in modo non irreprensibile, da G. Lasson, per tanti altri lati così benemerito degli studi hegeliani. Nel 1910 W. Windelband aveva sì preso atto essere in corso una “reviviscenza” (Erneuerung) dello hegelismo, ne indicava le ragioni, ma insieme metteva in guardia contro di essa. Come che sia, quel ritorno di interesse, grande, fu stimolato in buona parte dalla pubblicazione degli inediti, “teologici” (1907) e poi del periodo di Jena (1913, 1923). Dell’edizione completa della Logica e metafisica di Jena non potè tener conto R. Kroner, nel suo Von Kant bis Hegel (2 voll., 1921 e 1924), l’opera di quel periodo nella quale il pensiero “logico” hegeliano è stato più attentamente seguito. Si è criticata tante volte, nell’opera del Kroner, l’assunto di concepire l’idealismo tedesco come un blocco teoretico compatto, come, per usare le sue parole, “una linea che si innalza in una grandiosa curva, sotto la guida di una legge ad essa immanente, ma che soltanto in essa si è distintamente espressa”; e si può aggiungere che, lodando Erdmann, Kroner segnalava la possibilità di una rivisitazione dello hegelismo ortodosso; eppure, per il vigore delle interpretazioni, e la ricchezza degli spunti, si tratta di un’opera che merita sempre di esser tenuta presente.

Nel frattempo, termini come “metafisica” e “ontologia”, già caduti in gran discredito, recuperavano dignità – basti fare i nomi di N. Hartmann e M. Heidegger. In questo nuovo clima culturale si colloca l’opera di H. Marcuse, Hegels Ontologie und die Grundlegung einer Theorie der Geschichtlichkeit (1931) che conduceva all’interpretazione della Fenomenologia attraverso la Logica – un ritmo espositivo che, quasi contemporaneamente, ispirava, per tutt’altre motivazioni, le ricerche hegeliane di E. De Negri, culminate nel volume Interpretazione di Hegel (1943).

Dopo la seconda guerra mondiale, la istituzione dello Hegel-Archiv, il formarsi, intorno ad esso, di un nucleo di studiosi di prim’ordine che attendevano all’edizione critica patrocinata dall’Accademia delle scienze del Nordrhein-Westfalia, la nascita, in Germania e fuori, di riviste specializzate, tra le quali spiccano le “Hegel-Studien”, hanno creato le condizioni per una nuova stagione degli studi; ed anche quelli sulla Scienza della logica hanno avuto un grande incremento. Chi voglia avere un quadro complessivo dello stato della ricerca, può oggi far ricorso allo Hegel-Handbuch (2010) di W. Jaeschke.

Al bicentenario della Scienza della logica sono stati dedicati molti seminari e convegni, in tutto il mondo. Sono uscite, e stanno uscendo, sillogi di studi, alle quali si aggiunge la nostra. Nel campo degli studi, non ci sono privilegi ereditari; ma, nel presentare questo volume di “Teoria”, sia lecito ricordare che non lontano da Pisa, a Bagni di Lucca, viveva un solitario hegeliano, Arturo Moni, il quale, tra il 1913 e il 1924, tradusse, per la collana dei “Classici della filosofia moderna” di Laterza, la Scienza della logica, pubblicata in tre volumi nel 1925, e più volte ristampata. Fu professore a Pisa E. De Negri, già menzionato; corsi universitari sulla Scienza della logica tenne Luigi Scaravelli, e sulla logica dell’Enciclopedia Cesare Luporini. Nell’ultimo mezzo secolo, poi, corsi universitari e dissertazioni dottorali, talune date alle stampe, testimoniano che, a Pisa, ci si è interessati alla logica di Hegel non soltanto per l’occasione del bicentenario.

 

Claudio Cesa

Adriano Fabris

 

 


 

 

Walter Jaeschke

Die Prinzipien des Denkens un des Seins. Hegel System der reinen VErnunft

pp. 13-28

 

The history of the origin of Hegel’s Logic is the history of his discharge of metaphysics. It is not the history of the fusion of both disciplines, but the history of Hegel’s gradually maturing understanding of the impossibility of a metaphysics after Kant. Hegel’s philosophy perceives the “End of the metaphysics” as an event in the history of philosophy. Metaphysics has not died a natural death; rather it has been exterminated. For Hegel the “System of pure reason” is no longer transcendental philosophy, but logic. Hegel’s science of logic is a metaphysical neutral system of pure thought. Many consider this to be the real scandal of Hegel’s Logic: the fact that the thought-determinations are also determinations of Being. Such an understanding of the categories seems to betray in fact, in spite of all verbal dissociation of metaphysics, itself a metaphysical beginning. The aim of this essay is to show that this is not the case.

 

 


 

 

Klaus Düsing

Paradigmatische Ontologie. Der Weg von der Ontologie zur philosophischen Theologie in Hegels Logik

pp. 29-48

 

In the first part of this essay we will discuss Hegel’s systematic and methodical criticism of traditional ontology and specific metaphysics as well as his own understanding of their content and connections in his speculative Logic. The second part deals with fundamental, pure ontological notions and their dialectic development, but still without any explication of a constitutive and rational concept of God. The third part will demonstrate, on the basis of Hegel’s logic of concepts and of his concept of God (as subjectivity-theoretical fortified version of the Aristotelian “Noesis Noeseos”), the foundation of Hegel’s ontological notions in God’s thinking of Himself. The so understood, traditionally speaking, highest Being turns out to be the paradigm of all other lesser perfect beings. In this respect the dialectically developed paradigmatic ontology lifts up the sentence “being is no real predicate”, directed against God proofs. Hence, Hegel brings general metaphysics or ontology and philosophical theology again together in a single unified science.

 

 


 

 

Giuseppe Cantillo

Il doppio rispecchiamento: ragione e vita nella logica hegeliana

pp. 69-84

 

The central core of the present essay is constituted by the prominence of the logic of life, which in the organism expresses the same ontological constitution as the substance-subject, i.e. the movement of self-setting [die Bewegung des sich selbst Setzens], of becoming other than itself and of connecting to this other than itself. The idea of life therefore escapes the intellectual knowledge and reflection, that both “fix” the determinations, and are unable to “remove” the limitations and the oppositions. The dialectical reason, by contrast, reflects «the force of the life, and even more the power of the spirit [that] consist precisely in the movement of self-setting, in bearing and overcoming the contradiction». The process of life reflects the process of reason which develops in the “kingdom of shadows” of logic, and certifies, in the highest grade, the presence of teleology as objective rationality, which does not turn the world into an «accidental aggregate of beings», but into a restless «system of vitality

 

 


 

 

Claudio Cesa

Problemi della Misura

pp. 87-99

 

Departing from a close examination of the problems of interpretation of the third section of the first book of the Science of Logic, it can be noted that it includes an intense confrontation with Schelling. Hegel does not accept the philosophy of identity as point of departure because he does not accept a deductive a priori. Hegel believes that the logical categories should be oriented towards the procedures of modern science, in this case on those of chemistry.

 

 

 


 

Félix Duque

Come dare ragione del Principio di ragione

pp. 101-128

 

Starting from the Observation, present in Hegel’s Logic of essence (1st. section, 3rd. chap.) about the principle of sufficient reason (or ground), this article suggests a way of giving reason of this principle through different steps: first of all, an explanation (about the complexity of the translation and comprehension of the words present in the principle’s name), then an elucidation (offering a speculative reading of the main sources of Hegelian’s text, especially Leibniz), followed by a localization (mainly about the role of teleology within the Subjective Logic). At the end a new and potentially controversial interpretation of the analyzed passages is suggested.

 

 


 

 

Riccardo Dottori

Wesen als Reflexion. Hermeneutische Bemerkungen über den Anfang der Logik des Wesens

pp. 129-152

 

In order to interpret the beginning of the Logic of Being we need to start from what Hegel said, namely that his Logic is essentially a metaphysics and that the first part of the objective Logic is essentially an ontology. On the basis of this assumption, we go back to the origins of Western ontology and in particular to Aristotle and his concept of first science as science of being, i.e. metaphysics. The Aristotelian doctrine of the four fundamental principles of being is used as the key of interpretation for the salient points of Hegel’s passage. Two other important notions to interpret the authentic meaning of Being as reflection are Setzen and Voraussetzen which we can trace back to the Platonic concepts of thesis and ypothesis. Under the influence of Kant and Fichte, these notions, however, have taken on quite a different meaning insofar they are linked to the modern subject notion. We conclude by showing to which extent the metaphysical renewal undertaken by Hegel is useful to contemporary thought conceived of in a hermeneutical perspective.

 

 


 

 

Franco Chiereghin

Pensiero e linguaggio nella Scienza della logica di Hegel

pp. 155-178

 

Thought in Hegel’s philosophy has peculiar features of its own that language can describe, but can’t embody under pain of its dissolution. Language has a mainly serial behaviour, it proceeds by discrete unities, in linear sequences in time and space. In thought, on the contrary, what prevails is the parallel proceeding, where strongly contrasting itineraries are brought into activity at the same time in a sort of extended present, rich in references and feedbacks.

 

 


 

 

Michela Bordignon

Dialectic and Natural Language. Theories of Vagueness

pp. 179-197

 

In the context of the contemporary actualization of Hegelian thought several semantic interpretations of dialectic have been developed. These readings conceive of dialectic as a process of critical redefinition of the indeterminate meaning of the conceptual determinations embedded in natural language. In these semantic readings indeterminacy is often connected with the notion of vagueness. In my paper, I will show that this interpretative approach is not consistent with Hegel’s text. I will first shed light on the relation between dialectic and natural language and then I will explain why the concept of vagueness is not effective in order to grasp the failure of determinacy affecting the understanding’s determination in Hegel’s dialectic. Finally, I will show that the ambiguities and incompatibilities pervading natural languages are not the cause of contradictions that need to be solved. Rather, they are symptoms of a deeper incompatibility, or, of a deeper contradiction which does not simply reside in the way we think and talk about reality, but in the way reality is in itself.

 

 


 

 

Marcello Monaldi

La ragione nella storia. Appunti per una rilettura del rapporto tra logica e storia in Hegel

pp. 199-209

 

The Denkbestimmungen, because of the ontological character that they present in the Science of Logic, must be intended as the fundamental determinants of Nature, Spirit and History, but the “scientific” quality of that text requires that their interconnection must follow only the process of pure thought. Therefore, the relationship between the Science of Logic and the diverse forms of history cannot be conceived as one of strict correspondence. The rationality of History, which this essay investigates within the specific field of the history of religion, can be more successfully emphasized through the regional concept of spirit, which is not affected by the temporal-chronological aspect of historic matter and may even highlight its specific content. This is what Hegel does in his Berliner Vorlesungen about history.

 

 


 

 

Bernard Mabille

En quel sens Hegel est-il philosophe de l’identité ?

pp. 213-231

 

This paper examines the thesis according to which metaphysics, most notably Hegel’s, eliminates or suppresses difference in favor of identity. It attempts to show that the speculative meaning of the concept of identity ought to be reconsidered and draws from there a renewed judgment on the place of Hegel in the history of metaphysics and elements for the reassessment of the relevance of a “philosophy of difference”.

 

 


 

 

Pasqualino Masciarelli

Come e perché Hegel abbandonò la “legge di Leibniz”?

pp. 233-263

 

Hegel is more famous for his seminal ideas on contradiction than for his Theory of Identity, that is the topic of this paper. I claim that, in his logic and ontology, Hegel was a proponent of the distinction between Identity and indiscernibility. In particular, I show that one of Hegel’s main points about Leibniz’s Law reveals that, on logical grounds, his central notion of Identity is largerly indipendent of Identity as Substitutivity salva veritate. The apparent paradox of Hegel’s point – that every Instantiation of Identity with an Individual Substance “alters” the substance’s identity and is therefore a violation of the Identity Law – is closely investigated from this point of view. In the second part of the paper I advance two main contentions. First, that Identity is a property that holds only for Concepts in a normative sense, and not for Objects which instantiate Concepts. Second, that “Being Identical To Itself” means for Concepts “To Be An End”, where “To Be An End” means to be an entity which can’t be instanced by anything in the empirical world.

 

 


 

 

Rainer Schäfer

Die syllogistische Genese des Widerspruchs in der absoluten Idee in Hegels Logik

pp. 265-281

 

The following paper develops the dialectical method in the absolute idea in Hegel’s Logic. It stresses out, that pure logical thinking subjectivity is double sided, on the one hand rule giving and on the other a ruled method. It is constituted as ruled by a syllogistic form which uses conceptual determinations and it constitutes rules by giving itself autonomous a paradigmatic own law. This basic rule consists in the production, destruction and reproduction of contradictions. According to Hegel contradiction is the thinkable ground from which the spade turns back. I argue that contradictions – if thinkable – may be true, but lack information, because if contradictions would be thinkable they must be true in a trivial way like tautologies.

 

 


 

 

Massimo Adinolfi

Hegel e la costituzione dell’inizio

pp. 283-296

 

The essay takes as its starting point the “attitude” of philosophy to reality, formulated by Hegel in Philosophy of Right, bringing back to the field of thought the problem of the “beginning” which, according to Hegel, constitutes the basic problem of philosophy. In particular, this objective is pursued through the analysis of the determinations of reflection, in a central chapter of Science of Logic, conducted primarily for the purpose of unearthing the figure of difference that lies, unseen, at the bottom of the Hegelian speculative identity, and secondarily to introduce it as the fabric of logic of the political category of equality, that is of the main political category of modernity, that in fact has no strength in Hegel’s thought.

 

 


 

 

Elena Ficara

Hegel Within Contemporary Logic

pp. 297-312

 

In this paper I consider Hegel’s idea of logic in different passages of his work (in the Introduction to the Science of Logic, in the Vorbegriff of the Encyclopaedia Logic, in the Lectures on the History of Philosophy), and I compare it with some contemporary conceptions of logic. In my view, such a comparison is relevant in at least two senses. First, it makes possible to address the controversial question: «what kind of logic is Hegel’s logic?». Second, it allows to locate Hegel’s view within contemporary debates, assessing its actuality. In this perspective, Hegel’s reflections reveal to be crucial in order to deal with some questions at the very core of contemporary debates in the philosophy of logic.

 


 

 

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