2005/1 - Contesti
Contesti PDF Stampa E-mail
Scritto da La redazione   
Lunedì 25 Giugno 2012 16:26

I contributi che vengono qui presentati sono stati elaborati a seguito di un seminario promosso dai dottorandi di ricerca in filosofia dell’Università di Pisa, in collaborazione con questa rivista, e svoltosi a Pisa il 19 aprile 2004. L’impulso a discutere da prospettive diverse la nozione di ‘contesto’ è venuto inizialmente dal volume curato da Carlo Penco su La svolta contestuale. In esso è data ragione dell’acquisita centralità di questa tematica nella riflessione logico-epistemologica del Novecento e viene offerta un’approfondita panoramica dei diversi modi in cui un tale vocabolo è utilizzato oggi. Ne consegue – come sottolinea Penco nell’Introduzione a questo volume – che ‘contesto’ è «un concetto in via di elaborazione, che assume ruoli diversi nei contesti di diverse teorie».

A complicare ulteriormente il quadro teorico vi è poi il fatto che quella di ‘contesto’ è una nozione centrale anche all’interno della tradizione ermeneutica: una tradizione che, sebbene oggi appaia un po’ in declino, è stata tuttavia un’esperienza teorica decisiva del Novecento. Può essere quindi opportuno un chiarimento ulteriore del modo in cui il riferimento a ciò che viene chiamato ‘contesto’ è all’opera, con un’ampiezza semantica che è necessario circoscrivere ulteriormente, sia negli ambiti epistemologici e linguistici in cui è all’opera la «svolta contestuale», sia all’interno della riflessione ermeneutica. Diviene cosi possibile verificare, fra l’altro, se su questo terreno è possibile instaurare un proficuo confronto – come già in altri ambiti è abbondantemente avvenuto – fra quell’impostazione che, genericamente, possiamo ricondurre alla filosofia analitica e il variegato mondo dell’ermeneutica continentale.

Un’utile indicazione a questo proposito viene offerta, in questo fascicolo di «Teoria», dai contributi di Franca D’Agostini e di Luigi Perissinotto. Tuttavia un effettivo confronto fra le due impostazioni di cui parlavo può a mio avviso realizzarsi in maniera adeguata, riguardo al tema prescelto, solamente se vengono tenuti presenti due problemi di fondo. Il primo riguarda proprio il contesto considerato in quanto concetto. Come ben segnala Penco alla fine della sua Introduzione a La svolta contestuale, «‘contesto’ non è un nome di una specie naturale, come ‘patata’, ‘limone’ o ‘gatto’». È invece qualcosa – potremmo dire – di dinamico, qualcosa che «si fa», piuttosto che, semplicemente, «essere». Questa dinamicità del concetto di ‘contesto’, questa costante attuabilità, è ciò che l’ermeneutica non sempre ha tenuto presente, ricadendo in specifiche difficoltà: in ciò che, da un punto di vista logico, appare come aporia e paradosso.

Fra queste aporie ve ne è, comunque, una specifica, con la quale il pensiero filosofico ha dovuto sempre fare i conti. Infatti questa stessa dinamicità, questa molteplice elaborazione del concetto di ‘contesto’ si fa – è sempre Penco a sottolinearlo nella citazione che abbiamo riportato – «nei contesti delle diverse teorie». Occorre quindi «vedere di volta in volta come il termine ‘contesto’ venga utilizzato, in che contesto, con quali scopi e con quale retroterra».

Bisogna dunque domandarsi: in quale contesto è usato il contesto? E più in generale: qual è il contesto per cui si può parlare di «contesto »? Emerge insomma, come questione decisiva, quella riguardante la possibile riflessività di questa nozione: con tutti i problemi che, come ben sappiamo, ogni autoreferenzialità comporta. Anche su tale questione i contributi pubblicati in questo riquadro aiutano a fare chiarezza. Contribuendo in tal modo non solo a chiarificare l’uso della nozione di ‘contesto’ nelle sue varie accezioni, non solo a verificare se essa può fare da ponte per un confronto fra diversi stili fiosofici, non solo ad analizzarne la specifica dinamica, ma soprattutto a delinearne l’eventuale capacità fondativa.

 

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2005/1 - Anatra all'arancia: il tema del contesto PDF Stampa E-mail
Scritto da Carlo Penco   
Martedì 30 Novembre 2010 12:20

Carlo Penco // ANATRA ALL’ARANCIA: IL TEMA DEL CONTESTO NELLA FILOSOFIA ANALITICA

Teoria 2005/1, pp. 5-24

ABSTRACT
In this paper I will give a simplified presentation of the concept of context, as treated in the analytic philosophy. I will show the main background which provoked the emergence of the notion of context in logic and the philosophy of language. After that I will discuss a particular aspect of the problem: the distinction between semantics and pragmatics, a much debated topics today. I will use the classical analysis given by John Perry (pre-semantic, semantic and post-semantic context) trying to generalize the idea of post-semantic context. I will therefore speak of «cognitive» context and I will follow in detail an example by Perry to show the point where to place the debate on the different roles of semantics and pragmatics in representing the working of language. The point of the paper is to illustrate the difference between attempts to give a semantic description of pragmatic matters (starting from David Kaplan) and radical contextualist attempts (like Francois Recanati) to give a pragmatic description of semantic matters; eventually I will point out some difficulties and problems of the radical contextualist view.

 

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2005/1 - Contesto, contestualità, contestualismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Franca D'Agostini   
Martedì 05 Aprile 2011 15:48

Franca D’Agostini // CONTESTO, CONTESTUALITÀ, CONTESTUALISMO

Teoria 2005/1, pp. 25-60

L'articolo propone un profilo generale della teoria del contesto, rispondendo a quattro domande: 1. perché il concetto di contesto è importante? 2. cosa si intende solitamente con questo termine? 3. quali ragioni metafisiche hanno portato alla rilevanza del contesto, in ogni corrente della filosofia contemporanea? 4. quali sono le ragioni, i limiti e gli errori di contestualismo negativo (dissolutivo, ovvero: le teorie del contesto mirano a ridimensionare o persino distruggere la teoria)? L'idea è che il concetto di contesto (come mostrano alcuni punti di vista contestualisti 'completi') è una buona opportunità, più che una minaccia o un limite, per la teoria filosofica.

The article tries to outline a general theory of context, by answering four questions: 1.why the concept of context is important? 2. what is usually meant by this term? 3. which metaphysical reasons have led to the relevance of context, in any tendency of contemporary philosophy? 4. which are the reasons, limits and mistakes of negative (dissolutive) contextualisms (that is theories of context aiming to deflate or even destroy theory)? The basic idea is that the concept of context (as shown in some ‘complete’ contextualist views) is a good opportunity, more than a thread or limit, for philosophical theory.

 

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2005/1 - Cose e contesti PDF Stampa E-mail
Scritto da Luigi Perissinotto   
Martedì 05 Aprile 2011 16:11

Luigi Perissinotto // COSE E CONTESTI

Teoria 2005/1, pp. 61-74

A partire da alcuni classici della filosofia del XX secolo (soprattutto Wittgenstein e Heiddeger), il saggio definisce l'ambito che per primo ha introdotto il contestualismo, esaminando in modo particolare i problemi del dato immediato e del riduzionismo e adombrando alcune risposte alle critiche provenienti da posizioni anti-contestualiste.

Starting from some classical of philosophy of the XXth century (above all Wittgenstein and Heidegger), the essay locates the ambit within the contextualism was introduced, examining particularly the problems of the immediate datum and of the reductionism and also adumbrating some answers to the criticisms coming from anti-contextualist positions.

 

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2005/1 - Senso del tragico e critica del moderno nella teologia ebraica di Richard L. Rubenstein PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Giuliani   
Martedì 05 Aprile 2011 16:17

Massimo Giuliani // SENSO DEL TRAGICO E CRITICA DEL MODERNO NELLA TEOLOGIA EBRAICA DI RICHARD L. RUBENSTEIN

Teoria 2005/1, pp. 74-92

Nella teologia ebraica di Richard L. Rubenstein, Auschwitz diventa il paradigma del fallimento dell'utopia della Cristianità secolarizzata, e la cifra delle conseguenze di un mondo che ha perso Dio, ucciso dai suoi figli e dalle sue figlie e che ora sono icapaci di prendere il controllo sulle forze distruttive che tale «libertà da Dio» ha generato. Per questo teologo e pensatore, la «morte di Dio» è una metafora culturale in cui si condensa l'irreversibile perdita delle strutture tradizionali di significato, quelle ereditate dalle narrazioni religiose. Perno dei suoi argomenti, isipirati da un acuto senso del realismo tragico, è la questione se i simboli e i miti delle tradizioni ebraica e cristiana siano ancora significativi e validi come antidoti al nichilismo che ha caratterizzato il nostro tempo come epoca della «morte di Dio».

In Richard L. Rubenstein’s Jewish theology, Auschwitz becomes the paradigm of the failure of a secularised Christianity as utopia, and the cipher of the consequences of a world that has lost God, killed by his/her children who are now incapable of taking control over the destructive forces that such «freedom from God» has generated. For this theologian and thinker, the «death of God» is a cultural metaphor to convey the irreversible loss of the traditional structures of meaning we inherited from the religious narratives. His arguments, inspired by an acute sense of tragic realism, pivot on the question of whether the symbols and myths of Jewish and Christian traditions are still meaningful and valid for serving as antidotes against the nihilism that characterised our time as an epoch of «death of God».

 

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2005/1 - Ragioni per l'azione, norme e contesto della scelta: riflessioni sull'utilità attesa e sul conseguenzialismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Pierpaolo Marrone   
Martedì 05 Aprile 2011 16:28

Pierpaolo Marrone // RAGIONI PER L’AZIONE, NORME E CONTESTO DELLA SCELTA: RIFLESSIONI SULL’UTILITÀ ATTESA E SUL CONSEGUENZIALISMO

Teoria 2005/1, pp. 93-116

Questo saggio si confronta con l'idea generalmente accolta, e condivisa da molti scienziati sociali, della teoria dell'utilità attesa come una visione descrittiva e prescrittiva sia dell'azione giusta che di una giusta modalità di pensiero. Si afferma che nella formulazione classica della teoria vi sono scarsi appigli per una tale interpretazione monistica, che non rende giustiza alla realtà plurale della ragione d'agire.

The paper deals with the received view, shared by many social scientists, of expected utility theory as a descriptive and prescriptive vision both of right action and of right procedure of thought. It states that in the classical formulation of the theory there are scarce hints for such a monistic interpretation, which does not pay justice to the pluralistic reality of the reason for action.

 

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2005/1 - Il problema del linguaggio nella filosofia di Benedetto Croce PDF Stampa E-mail
Scritto da Renzo Raggiunti   
Martedì 05 Aprile 2011 16:35

Renzo Raggiunti // IL PROBLEMA DEL LINGUAGGIO NELLA FILOSOFIA DI BENEDETTO CROCE

Teoria 2005/1, pp. 117-134

Entro una prospettiva critica, questo saggio esamina la filosofia del linguaggio di B. Croce, evidenziandone quelli che possono essere considerati dei veri errori (ad esempio, l'attribuzione di creatività solo all'espressione poetica o l'assimilazione di linguaggio e arte), che impedisce al filosofo italiano di analizzare i fenomeni linguistici nella loro complessità.

With a critical perspective, the essay examines the philosophy of language of B. Croce, pointing up of it those that can be considered true errors (for instance, the attribution of creativeness only to the poetic expression or the assimilation of language and art), that prevent to the Italian philosopher to analyze the linguistic phenomenon in all of his complexity.

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Recensioni - 2005/1 PDF Stampa E-mail
Scritto da La redazione   
Martedì 05 Aprile 2011 16:41

Volumi recensiti

Richard Price // Rassegna delle principali questioni della morale, a cura di Massimo Reichlin, Bompiani, Milano 2004, pp. 733.

Francesco Camera // Ermeneutica e filosofia trascendentale. Ricerche kantiane, Tilgher, Genova 2003, pp. 207.

Johann Gottlieb Fichte // Kollegnachschriften 1810-1812, cur. E. Fuchs, R. Lauth, H.G. von Manz, I. Radrizzani, P.K. Schneider, M. Siegel e G. Zöller, coll. H.U. Kopp e A.M. Schurr Lorusso, Frommann-Holzboog, Stuttgart-Bad Cannstatt 2004, pp. 514.

Johann Gottlieb Fichte // Die späten wissenschaftlichen Vorlesungen II. Wissenschaftslehre 1811, Über das Wesen der Philosophie 1811, Von den Tatsachen des Bewußtseyns 1811, cur. Hans Georg von Manz, Erich Fuchs, Reinhard Lauth, Ives Radrizzani («Studientexte»), Frommann- Holzboog, Stuttgart-Bad Cannstatt 2003, pp. 428.

Johann Gottlieb Fichte // Discorsi alla nazione tedesca, a cura di Gaetano Rametta, Laterza, Roma-Bari 2003, pp. XXXVIII-220.

Georg Wilhelm Friedrich Hegel // Lezioni di filosofia della religione. Parte I: Introduzione. Il concetto della religione, a cura di R. Garaventa e S. Achella, con una presentazione di G. Cantillo, Guida, Napoli 2003, pp. 410.

Francesca Michelini // Sostanza e assoluto. La funzione di Spinoza nella «Scienza della logica» di Hegel, Edizioni Dehoniane, Bologna 2004, pp. 211.

Roberto Garaventa // Religione e modernità in Ernst Troeltsch, con una presentazione di G. Cantillo, Luciano, Napoli 2004, pp. 342.

Marta Zaccagnini // Christentum der Endlichkeit. Heideggers Vorlesungen Einleitung in die Phänomenologie der Religion, Lit Verlag, Münster-Hamburg-London 2003, pp. 200.

Edith Stein // Vie della conoscenza di Dio. La «teologia simbolica» dell’Areopagita e i suoi presupposti nella realtà, con un saggio di Roberta De Monticelli, Edizioni Dehoniane, Bologna 2003, pp. 146.

Ivano Tonelli // La ferita non chiusa. La ricezione di Spinoza nel Novecento, Edizioni dell’Orso, Alessandria 2003, pp. 260.

Antonio Masala // Il liberalismo di Bruno Leoni, Rubbettino, Soveria-Mannelli 2003, pp. 270.

Enrica Lisciani Petrini // La passione del mondo. Saggio su Merleau-Ponty, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2002, pp. 292.

Carla Canullo // La fenomenologia rovesciata. Percorsi tentati in Jean-Luc Marion, Michel Henry e Jean-Louis Chrétien, Rosenberg & Sellier, Torino 2004, pp. 377.

Donald Davidson // Soggettivo, intersoggettivo, oggettivo, prefazione e traduzione italiana di S. Levi, Raffaello Cortina Editore, Milano 2003, pp. XXXVIII-292.

Martin G. Weiß // Hermeneutik des Unerschöpflichen. Das Denken Luigi Pareysons, Lit Verlag, Münster 2004, pp. 171.

Luigi Ruggiu-Juan Manuel Navarro Cordón (a cura di) // La crisi dell’ontologia. Dall’idealismo tedesco alla filosofia contemporanea, Guerini e Associati, Milano 2004, pp. 254.

Eugenio Mazzarella // Vie d’uscita. L’identità umana come programma stazionario metafisico, il melangolo, Genova 2004, pp. 190.

A.A.V.V. // Spazi eccentrici. Mappe del molteplice sociale, a cura di F. Riccio, BFS, Pisa 2003, pp. 165.

 

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