2006/2 - Levinas in Italia
«La laicità e il pensiero d’Israele». Appunti per un confronto PDF Stampa E-mail
Scritto da Pierfrancesco Fiorato   
Venerdì 20 Giugno 2014 09:27

Pierfrancesco Fiorato // «La laicità e il pensiero d’Israele». Appunti per un confronto

tra Cohen e Lévinas

Teoria 2006/2, pp. 35-54

Nonostante approccino la questione in modo assai differente, Cohen e Lévinas sono entrambi interessati a definire la forma della relazione che garantisce la reciproca separazione e autonomia di termini collegati. Benché nei suoi principali lavori Lévinas rifiuti il concetto di «correlazione» per definire questa relazione, in La laïcité et la pensée d’Israël (1960) parla della «vera correlazione tra l’uomo e Dio». Non si tratta dell’unico aspetto a suggerire una vicinanza a Cohen. In particolare, il paragrafo dedicato a «Le nozioni di straniero, di noachide e di ‘giusto tra i gentili’» contiene vari elementi che indicano come la Religione della ragione dalle fonti dell’ebraismo di Cohen possa essere la fonte che soggiace agli argomenti di Lévinas. È questo il caso anche della tesi principale: il Noachide era il precursore del diritto naturale. L’interpretazione universalistica che Lévinas e Cohen danno della particolarità ebraica si esprime in quest’affermazione. Il razionalismo etico qui visibile non fa, nonostante ciò, riferimento ad un «lumen naturale» a-storico. Al contrario, evoca l’orizzonte messianico della storia. In tal senso, il laicismo ebraico si fonda sul concetto di «rivelazione continua» proprio dell’esegesi rabbinica.

 

In spite of their quite different approach, Cohen and Lévinas are both interested in defining a form of relationship which guarantees the reciprocal separation and autonomy of related terms. Although in his main works Lévinas rejects the concept of «correlation» to define this relationship, in La laïcité et la pensée d’Israël (1960) he speaks of the «true correlation between man and God». This is not the only aspect that suggests a proximity to Cohen. Especially the chapter about the concepts of the stranger, the Noachide and the righteous gentiles contains several elements pointing that Cohen’s Religion of Reason out of the Sources of Judaism might be the underlying source of Lévinas’s arguments. This is the case also of the main thesis: the Noachide was the precursor of natural right. Cohen’s and Lévinas’s universalistic interpretation of jewish particularity expresses itself in this statement. The ethical rationalism which becomes here noticeable doesn’t refer, nevertheless, to an unhistorical «lumen naturale». On the contrary, it summons up the messianic horizon of history, from human persuasions arise. In this sense, jewish laicism is founded on the concept of «continuous revelation» inherent in rabbinic exegesis.


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Prima della legge. Considerazioni su filosofia ed etica in Levinas ed Heiddeger PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Ciaramelli   
Venerdì 20 Giugno 2014 09:08

Fabio Ciaramelli // Prima della legge. Considerazioni su filosofia ed etica in Levinas ed Heiddeger

Teoria 2006/2, pp. 19-34

Questo articolo studia approfonditamente il nesso tra filosofia ed etica in relazione alle teorie di Martin Heiddeger ed Emmanuel Levinas. I due pensatori trovano un terreno comune nella domanda sul senso inteso come fondamento, che, benché diverso per i due autori, è importante nello sviluppo della ricerca filosofica.

 

This essay studies in depth the connection between philosophy and ethics in relation to Martin Heidegger and Emmanuel Levinas’ theories. The common ground of both thinkers is found in the upraising of the question concerning the sense understood as background, which, even if different for the two authors, is important for philosophical research development.

 

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Emmanuel Levinas: intenzionalità e trascendenza a partire da Husserl PDF Stampa E-mail
Scritto da Emilio Baccarini   
Venerdì 20 Giugno 2014 09:06

Emilio Baccarini // Emmanuel Levinas: intenzionalità e trascendenza a partire da Husserl

Teoria 2006/2, pp. 7-18

Le teoria dell’intenzionalità è il principale nucleo dell’eredità teoretica della fenomenologia di Husserl. Consapevole di ciò, Levinas inizia una ricerca profonda entro la cornice della fenomenologia allo scopo di verificare se «l’intenzionalità esaurisce i modi secondo cui il pensiero è significante». In questo articolo si cerca di dimostrare come il filosofo franco-lituano, in una disamina della ricerca genetica fenomenologica che perviene a esiti precategoriali, riesce a individuare la «pre-intenzionale», o meglio «non-intenzionale», «passività» originaria della coscienza che non è negazione della soggettività, bensì possibilità di «darsi» della trascendenza. Questa «non sarebbe più un’immanenza mancata», ma troverebbe nella socialità – responsabilità per il prossimo – l’eccellenza propria dello spirito, appunto la perfezione di Dio.

 

The theory of intentionality is the most important core of the theoretical inheritance of E. Husserl’s phenomenology. Starting from this awareness, Levinas carries out a deep research within the phenomenology in order to see whether «intentionality exhausts modalities in which the thought is meaningful». This paper will try to show how the French-Lituan philosopher, going over the genetic phenomenology research which comes to a precategorial issue, can point out the «pre-intentional», or better the «non-intentional», the original «passivity» of coscience which is not the negation of subjectivity, but instead the possibility of «giving» of trascendency. This «would not be a missed immanency», but would have in sociality – responsability of the neighbour – the own spiritual eccellency, which is the perfection of God.

 

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2006/2 - Levinas in Italia PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriano Fabris   
Venerdì 20 Giugno 2014 08:56

Il centenario della nascita di Emmanuel Levinas è stato celebrato in varie parti del mondo con convegni, seminari, pubblicazioni specifiche, sia di carattere più propriamente filosofico, sia con un taglio più marcatamente religioso. Fra questi, di particolare interesse è stato l’incontro di Sassari, organizzato da Carmelo Meazza, sul rapporto tra etica e teologia in questo autore. Teoria – che ha sempre dedicato grande attenzione al pensiero levinasiano e, più in generale, alla riflessione francese contemporanea – ha voluto raccogliere in questo volume, a partire dall’occasione costituita dal congresso sassarese, i contributi dei principali studiosi che su Levinas in Italia hanno scritto. Si tratta di studiosi che hanno diverse provenienze filosofiche e che appartengono a differenti generazioni: a riprova di un’attenzione che, anche in Italia, dal passato si prolunga verso il futuro.

I temi che vengono affrontati possono essere idealmente raccolti secondo tre intenzioni principali. In un primo gruppo di saggi viene posto a tema soprattutto il modo in cui Levinas si confronta, nel suo pensiero, con autori come Husserl, Heidegger, Cohen e Cartesio. Un secondo gruppo di scritti è dedicato invece ad analizzare lo sfondo teologico dell’opera levinasiana, approfondendo in particolare alcuni momenti del confronto fra la prospettiva ebraica, da cui quest’opera è animata, e il cristianesimo. Un terzo gruppo di testi, infine, intende offrire alcuni spunti per un confronto di carattere più generale con l’etica di Levinas e per una valutazione delle prospettive filosofiche che essa dischiude. Tutti i contributi, comunque, sono accomunati dalla convinzione che con il pensiero radicale e, a volte, perfino eccessivo, di Levinas la riflessione contemporanea deve fare i conti, superando ogni rigida partizione disciplinare.

Completa questo numero di Teoria un saggio di Kenneth Seeskin, della Northwestern University, su Maimonide, Spinoza e la contingenza. Esso è l’occasione di mostrare come in entrambi questi pensatori, pur essi come Levinas di origine ebraica, l’approccio epistemologico si trovi non già negato nella prospettiva dell’assolutezza del volere divino, bensì risulti «alla radice di una visione complessiva della vita dell’uomo».

Un’ultima avvertenza. In questo volume di «Teoria» il lettore troverà scritto sia «Levinas» che «Lévinas». Ambedue le forme sono corrette: la prima rimanda all’origine lituana del pensatore; la seconda rimarca la sua naturalizzazione francese.

 

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