Recensioni
Interdisciplinarità ed etica della comunicazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Emma Palese   
Venerdì 13 Febbraio 2015 10:42

Giovanni Scarafile, Interdisciplinarità ed etica della comunicazione, Lulu, Raleigh NC USA, 2014, pp. 174

di Emma Palese

Copertina Interdisciplinarità Scarafile

Investito da costanti flussi economici e consumistici, l’uomo contemporaneo sembra essere sospeso in una dimensione che condensa in sé non pochi paradossi. Contemporaneamente libero e schiavo del reale, artefice e succube del suo destino, egli conduce un’esistenza circolare: impregnata di solo tempo. Si tratta di una vera e propria ciclicità che trascina con sé aporie e limiti di un sistema-mondo sempre più decostruito, ma, tuttavia, sempre più ripetitivo nei suoi errori.

All’immutabilità di questo cerchio, che non rappresenta lo spazio, ma solo il tempo- unica forza alla quale non possiamo sottrarci-,  andrebbe accostato un quadrato: il simbolo dello spazio. Insieme al cerchio, al centro e alla croce, il quadrato fa parte dei simboli fondamentali ed è quel bello in sé, come lo definisce Platone. A differenza del cerchio che rappresenta la spirale del tempo, il quadrato simboleggia la terra: idea molto antica nella cultura cinese in cui lo spazio si costruisce attraverso l’incastro di quadrati intorno al centro del mondo.

Ma, il simbolo del quadrato è anche possibilità di svoltare i suoi stessi angoli, cambiare prospettiva verso un sempre nuovo inizio, e verso una rottura dell’immutabilità ciclica. Leggere di interdisciplinarità è proprio questo: riappropriarsi dello spazio attraverso una visione aperta alla contaminazione e al costante dialogo, dirigendosi oltre la sterile uniformità. Per questo, potremmo sostenere che il libro di Giovanni Scarafile, docente di Etica della comunicazione presso l’Università del Salento, taglia trasversalmente più piani di studio e applicazione fino a completare la stessa nozione di esistenza in quella di esperienza. Interdisciplinarità e etica della comunicazione si intersecano in un rapporto di costante reciprocità, capace di racchiudere e fornire gli strumenti idonei per l’interpretazione della nostra realtà contemporanea. Una realtà che ha bisogno di lasciarsi alle spalle concetti come quello di staticità, rigidità e non-comunicazione tra saperi, per aprirsi all’ambivalente, alla pluralità, la quale si presenta come determinazione primaria e necessaria dell’essere umano. Del resto, plurale e ambivalente sono termini riferibili alla prismatica vita dell’uomo che oscilla costantemente tra l’imprevedibilità e l’impossibilità di omologazione.

Leggi tutto...
 
Fides Publica PDF Stampa E-mail
Scritto da Valeria Ottonelli   
Lunedì 29 Settembre 2014 13:24

Mirella Pasini (a cura di), Fides Publica, Novi Ligure, Città del silenzio, 2013, pp. 192.

Copertina

Il tema della "fiducia sociale" attraversa gran parte dei dibattiti contemporanei sullo stato delle società occidentali e delle loro maggiori istituzioni. Dai mercati, ai sistemi elettorali, al gioco democratico in generale, dalla sostenibilità dei regimi migratori all'efficienza e stabilità dei sistemi di welfare, il grado di fiducia sociale appare come una variabile fondamentale sia nelle analisi descrittive, sia in quelle critiche e normative del funzionamento delle società in cui viviamo. I saggi raccolti in Fides publica, curato da Mirella Pasini per Città del Silenzio (2013), offrono un contributo poliedrico, originale ed estremamente proficuo al dibattito su questo tema fondamentale della riflessione politica e sociale contemporanea.

L'accento sul carattere pubblico della fiducia sociale, richiamato dal titolo della raccolta, segnala un'importante presa di posizione rispetto a una delle domande fondamentali del dibattito. Molto spesso la letteratura su questi temi si interroga su quanto e in quali modi il capitale di fiducia presente nella società civile favorisca e garantisca il buon funzionamento delle istituzioni. La domanda principale che emerge in molti dei saggi qui raccolti è quella inversa: in che modo e in che misura le istituzioni sono in grado di generare e garantire il livello di fiducia che è necessario al buon funzionamento della società.

Leggi tutto...
 
Hermeneutik und Anthropologie PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonia Pellegrino   
Mercoledì 19 Febbraio 2014 10:22

Salvatore Giammusso, Hermeneutik und Anthropologie, Akademie Verlag, Berlin 2012, pp. 174.


Hermeneutik und Anthropologie - Cover - Giammusso

Il volume raccoglie una serie di contributi sull'antropologia e l'ermeneutica di Wilhelm Dilthey e la sua scuola pubblicati in lingua tedesca nell'arco di un ventennio e riproposti, con alcune modifiche, non in ordine cronologico ma in maniera funzionale alla ricostruzione storica e all'esposizione delle prospettive teoriche del dibattito sul tema della vita; il capitolo nono è invece un testo finora inedito.

 

La chiave di volta di questa analisi può essere individuata nel concetto dell'imperscrutabilità della vita (vita abscondita), nei suoi aspetti gnoseologici ed etici. Con esso, da Dilthey in poi, non si intende dichiarare la vita irrazionale e incomprensibile, bensì rimarcare l'impossibilità di ricondurne completamente il contenuto a categorie statiche, siano esse logiche, trascendentali o ontologiche (p. 15). Le forme della psiche umana, cui lo stesso Dilthey fa riferimento, sono coerenti con questa considerazione della vita in quanto fattuali, parte della vita stessa, non assimilabili ad elementi primi a partire da cui desumere o spiegare ogni aspetto della vita.

Leggi tutto...
 
Della realtà. Fini della filosofia PDF Stampa E-mail
Scritto da Lorenzo Oropallo   
Mercoledì 23 Ottobre 2013 17:05

Gianni Vattimo, Della realtà. Fini della filosofia, Garzanti, Milano 2012.

Cover

“Non ci sono fatti, solo interpretazioni”: e solo un cattivo realista interpreterebbe la nota sentenza nietzscheana come un argomento a favore della liquidazione pura e semplice della “realtà”. Almeno, questa è la tesi che sostiene Gianni Vattimo nel suo nuovo libro, frutto dell’accorpamento di vari saggi e conferenze tenute negli ultimi quindici anni presso alcune sedi universitarie straniere (si va dalle lezioni di Lovanio del 1998 alle Gifford Lectures di Glasgow del 2010, con l’aggiunta di qualche scritto inedito). La questione centrale è appunto quella della presunta “dissoluzione” della realtà che avrebbe operato tanta parte del pensiero ermeneutico o di ispirazione nichilista, se non altro nelle sue declinazioni più spiccatamente postmoderne; tuttavia, obietta puntualmente l’autore de La fine della modernità, testo che accompagna e fa da sfondo, insieme a Oltre l’interpretazione, alle riflessioni sviluppate in questa sede, non è possibile attribuire a Heidegger o a Nietzsche stesso la responsabilità storica (e teorica) del fallimento della metafisica e quindi del crollo dei “valori” su cui ha sempre poggiato l’Occidente, se non a costo di stravolgere la storia del pensiero e, conseguentemente, quella della filosofia.

Leggi tutto...
 
Kenneth Seeskin, Jewish Messianic Thoughts in an Age of Despair, Cambridge University Press, Cambridge 2012 PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Catapano   
Martedì 03 Settembre 2013 13:23

Copertina Seeskin 2012

 

L’ultimo libro di Kenneth Seeeskin (n. 1947, Northwestern University) ha per tema l’attualità del messianismo, inteso, insieme con il monoteismo, come uno dei due contributi fondamentali che la religione ebraica ha fornito al pensiero umano. L’approccio di Seeskin alla questione è filosofico: si tratta di capire se vi siano motivi razionali per accettare l’idea che, nonostante tutti i mali del passato e del presente, il futuro può essere migliore. La risposta di Seeskin è che un atteggiamento di speranza verso il futuro è razionalmente legittimo e non equivale affatto a wishful thinking, a un pio desiderio con cui ci si riduce a credere ciò che si desidera. Obiettivo del libro è riformulare l’attesa messianica in modo tale da conservare la sua forza redentiva senza nulla concedere al mito. La strategia perseguita da Seeskin è mostrare che la fiducia nel futuro è un presupposto indispensabile del comportamento morale, una sorta di postulato della ragion pratica in senso kantiano. «Detto in termini semplici, non ci sarebbe motivo di lavorare per il bene comune se non credessimo che i nostri sforzi hanno qualche possibilità di avere successo. Questo è un altro modo per dire che il nostro comportamento sarà migliore se siamo convinti che la condizione umana non è intrinsecamente tragica» (p. 7).

Leggi tutto...
 
«InizioPrec.12345Succ.Fine»

Pagina 3 di 5