Recensioni
Les écarts du cinéma PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 30 Maggio 2011 17:28

Jacques Rancière, Les écarts du cinéma, Paris, La Fabrique éditions, 2011

Appena uscito nelle librerie francesi, il nuovo libro di Jacques Rancière è un'antologia di saggi e scritti presentati dal filosofo in occasione di premi, convegni e conferenze svoltesi negli ultimi dieci anni. I testi, selezionati e rielaborati per l'occasione dall'autore, costituiscono una sintetica ma esaustiva mappa delle riflessioni che Ranciére dedica al cinema da ormai molto tempo, in particolare al suo rapporto con la letteratura. Il libro affronta infatti la questione degli «scarti», ovvero delle «differenze» tra le due arti: per Ranciére la letteratura fornisce una serie di strumenti narrativi dai quali il cinema cerca continuamente di emanciparsi, da una parte riducendoli al servizio dell'industria dello spettacolo e dall'altra, al contrario, cercando di eccederli e superarli, per diventare spesso strumento di trasmissione politica. Sono molteplici gli esempi che a tal proposito vengono proposti: da una parte Alfred Hitchcock, che in Vertigo (1958) costruisce uno schema di operazioni tese a creare e poi a distruggere un'illusione e dall'altra Robert Bresson, che in Mouchette (1967) parte da un testo letterario per realizzare un film che testimonia la specificità del linguaggio cinematografico, passando per i film televisivi di Roberto Rossellini, in cui la narrazione filosofica si trasforma in narrazione esistenziale, oppure per alcune pellicole di Vincent Minelli o per De la nuée à la résistence (2006) di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet.

Le riflessioni sull'adattamento che Bresson fa del romanzo di Georges Bernanos sono tra le più acute del libro. Nel suo romanzo Bernanos fa ampio uso di quella che Rancière chiama «parola muta», quella parola che fa parlare ciò che è muto, che decifra i segni scritti sulle cose e che mette in discussione i due princìpi che ordinano la rappresentazione classica: il primato della narrazione e quello della codificazione delle espressioni. La chiave dell'adattamento Bresson pare trovarla in Cezanne e in Flaubert, in cui tutte le cose rappresentate hanno la medesima importanza, anche se – è questo il punto centrale del ragionamento di Rancière – il regista paradossalmente depotenzia gli effetti visivi del testo di Bernanos (i raccordi sbagliati tra un capitolo e l'altro sono concepiti per spezzare la narrazione, sono un certo tipo di «immagine-tempo», come direbbe Deleuze). E' proprio in rapporto a questo potere sospensivo dell'eccesso letterario che la forte frammentazione del montaggio bressoniano prende senso, per un principio di mera economia narrativa! Rancière cerca così di dimostrare che mentre la letteratura cerca di eccedere, la lingua del cinema – il montaggio – tende a depotenziare la visibilità delle immagini letterarie perché ogni dettaglio acquista senso solo in rapporto agli altri. La frammentazione non è dunque un principio antinarrativo, al contrario annulla tutti i tentativi con i quali la letteratura si è emancipata dalla logica rappresentativa. Così la lingua delle immagini è un intreccio complesso tra funzioni della rappresentazione visibile, espressione parlata e intreccio narrativo.

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Breviario di politica PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriano Fabris   
Giovedì 26 Maggio 2011 13:40

Pier Paolo Portinaro, Breviario di politica, Morcelliana, Brescia 2010

 

Pier Paolo Portinaro insegna Filosofia politica all’Università di Torino e divide la sua attività di ricerca tra l’Italia e la Germania. Ha al suo attivo numerosi volumi sia su autori importanti del dibattito etico-politico novecentesco – da Carl Schmitt a Günther Anders a Norberto Bobbio –, sia su questioni fondamentali del dibattito storico-politico contemporaneo. Mi riferisco soprattutto alle sue analisi sulla figura del “Terzo” (Franco Angeli, Milano 1986), alla sua Apologia del realismo politico (Marsilio, Venezia 1993; si veda anche il saggio pubblicato da Laterza nel 1999 sullo stesso argomento), alla sua riflessione sullo Stato (il Mulino 1999), alla sua ricognizione del Labirinto delle istituzioni della storia europea (il Mulino 2007). In tutti i suoi lavori Portinaro unisce grande competenza relativamente allo spessore storico delle questioni affrontate, ammirevole chiarezza nell’esposizione e nelle proposte interpretative, lucido realismo.

 Non fa eccezione il Breviario di politica, che fra l’altro ha ricevuto quest’anno (2011) il Premio filosofico Castiglioncello. Nell’accezione corrente, come ben si sa, “breviario” è un libro di preghiere, dal quale, in qualche modo, ci si attende consolazione. Ma non è questo ciò che propone il libro: anche se il tempo presente di consolazioni avrebbe certo bisogno. Il termine “breviario”, infatti, ha anche un altro significato: quello di sintesi, di “compendio”. Più precisamente, ciò che appunto dice del suo libro Portinaro è che il Breviario di politica è una “sinossi”. In che senso? Nel senso che esso non espone una visione del mondo, né fa da portabandiera all’ennesima ideologia – nulla vi sarebbe di più distante dalla personalità del nostro autore –, ma offre una guida per orientarsi nella scelta degli strumenti che consentono di capire e di gestire una corretta politica. Il tutto all’interno di una cassetta di attrezzi – per continuare con la metafora – che risulta oggi sempre più disordinata e confusa. Aiutare a comprendere il presente: non è poco.

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Il corpo digitale PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 26 Maggio 2011 13:32

Marturano, A. (ed.), Il Corpo digitale: natura, informazione, merce, G. Giappichelli Editore, 2010

 

 

Il libro è un'antologia (divisa in tre parti) che propone una riflessione multidisciplinare sulle molte questioni legate alla digitalizzazione del corpo umano; gli interventi sono firmati da studiosi diversi per formazione, area disciplinare e provenienza. La prima parte della raccolta, La trasformazione dei corpi in informazione si concentra sugli aspetti più teorici di questo recente fenomeno e sui problemi morali che esso comporta. Il primo saggio, Il concetto di informazione genetica di Antonio Marturano, indaga sul concetto d'informazione nell’ambito della biologia molecolare; esso mostra non solo come il modello «informazionale» sia stato uno «strumento operazionale» fondamentale nello sviluppo e la promozione della ricerca genetica, ma anche come tale modello sia stato ipostatizzato, provocando diversi problemi etici. Nel suo articolo Il cattivo, il brutto e il virtuale: l’etica nell’età del virtuale Mark Poster, uno studioso americano di media studies, si interroga sul modo in cui la riflessione etica entra nei new media; secondo Poster i media «de-terrirorializzano» la cultura, sconvolgendo le certezze morali, come ha fatto appunto il film Il buono, il brutto e il cattivo (1966) di Sergio Leone con il western movie. L’era virtuale è caratterizzata da una specie di vita culturale che è al di là del bene e del male e perciò internet sollecita un ripensamento radicale dell’etica e della politica; Poster propone la filosofia di Nietzsche come punto di partenza. Il terzo contributo, Biometria, identificazione e sorveglianza di David Lyon, si concentra sui problemi etici dell’uso della biometria: l’idea che essa, come strumento di identificazione e verifica dell’identità, possa offrire una soluzione ai problemi di sicurezza in ambito governativo è molto diffusa tra politici e accademici soprattutto dopo l’11/09. Il problema dell’identificazione biometrica risiede nel fatto che essa privilegia certi gruppi e svantaggia altri già vulnerabili ed emarginati. Inoltre nella biometria il corpo stesso diventa «informazioni», che si riferiscono a dati astratti e che escludono il «corpo auto attestante», ovvero quelle storie raccontate dalla persona il cui corpo è sotto esame.

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