Recensioni


Kontemplationen. Entwürfe zur phänomenologischen Hermeneutik PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriano Fabris   
Giovedì 11 Febbraio 2016 09:22

Dean Komel, Kontemplationen. Entwürfe zur phänomenologischen Hermeneutik, Verlag Traugott Bautz GmbH, Nordhausen 2014, pp. 105.

di Adriano Fabris

Komel Kontemplationen CoverLa filosofia ermeneutica sembra essere ormai passata di moda. Gadamer è, sotto molti aspetti, quasi dimenticato, e la stessa cosa sembra accadere anche per Ricoeur. Per quanto riguarda Heidegger – nella misura in cui questo autore può essere ricondotto a tale tradizione di pensiero – l’ultima tendenza è quella di privilegiare i risvolti ideologici pur certamente presenti nella sua riflessione, allo scopo di condannarli e di trovare così una giustificazione pseudo-morale per lasciarsi alle spalle la sua ontologia. Ma l’indagine filosofica, appunto perché non coincide con l’ideologia, non è soggetta alle mode. Lo stesso vale per l’ermeneutica. Basta solo avere il coraggio e la capacità di rilanciare in maniera vitale uno stile di pensiero, collegandolo ai problemi fondamentali affrontati nella tradizione e alle questioni più urgenti del nostro tempo. È ciò che fa in questo libro Dean Komel: un filosofo sloveno molto noto i cui lavori sono tradotti in varie lingue (italiano compreso).

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Parmenide. Nostos. L’essere e gli enti PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Fronterotta   
Giovedì 26 Febbraio 2015 00:00

Luigi Ruggiu, Parmenide. Nostos. L’essere e gli enti, edizione rivista e ampliata, Mimesis, Milano-Udine 2014, pp. I-IV+9-516.

di Francesco Fronterotta

Questo volume costituisce una ristampa dell’opera apparsa originariamente presso l’editore Marsilio (Venezia-Padova) nel 1974-1975, con l’aggiunta di un’Appendice che contiene il testo e la traduzione dei frammenti di Parmenide (pp. 427-51) e un saggio dedicato al rapporto fra essere e tempo nella riflessione parmenidea, con aggiornamenti bibliografici (pp. 453-516). Del resto, lo studio del pensiero di Parmenide, da parte dell’A., è rimasto intenso e costante nel corso dei quarant’anni intercorsi fra la prima e la seconda edizione dell’opera, come testimoniano numerosi lavori sui diversi aspetti del poema Sulla natura, ma soprattutto l’introduzione e il commentario alla traduzione dei frammenti curata da Giovanni Reale (Rusconi, Milano 1991). Va immediatamente rilevata una novità, o quantomeno un’esplicitazione, che questa ristampa lascia emergere rispetto al volume originale: nel titolo compare la menzione del termine nostos, che, come l’A. segnala nell’Introduzione alla seconda edizione (p. IV), evoca espressamente la «grande metafora dell’Odissea», vale a dire l’immagine del tempestoso «ritorno» in patria di Ulisse (come degli altri eroi greci) dopo la vittoriosa spedizione a Troia. Si tratta di un’allusione, o di un riferimento, che intende porre in rilievo l’elemento più caratteristico dell’interpretazione del poema di Parmenide proposta dall’A., un’interpretazione che, negli anni ’70 del secolo scorso, ha rappresentato un significativo momento di rottura rispetto alla lettura tradizionale, di indubbia ascendenza zelleriana: per dirla in estrema sintesi, l’A. suggerisce che la seconda parte del poema fornisca un’esposizione delle opinioni vere che può restituire una spiegazione corretta del mondo naturale, in opposizione alle opinioni false che invece appartengono ai mortali in base all’esperienza comune; sarebbe di conseguenza dopo aver appreso e compreso la dottrina dell’essere sviluppata nella prima parte che il giovane adepto della dea, protagonista del poema, potrebbe riconoscere la fallacia delle false opinioni dei più, per “tornare” a questo punto, depurato dall’errore, ad abbracciare il mondo dell’apparenza ammettendone, entro certi limiti almeno, la legittimità. Ma procediamo con ordine.

 

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Interdisciplinarità ed etica della comunicazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Emma Palese   
Venerdì 13 Febbraio 2015 10:42

Giovanni Scarafile, Interdisciplinarità ed etica della comunicazione, Lulu, Raleigh NC USA, 2014, pp. 174

di Emma Palese

Copertina Interdisciplinarità Scarafile

Investito da costanti flussi economici e consumistici, l’uomo contemporaneo sembra essere sospeso in una dimensione che condensa in sé non pochi paradossi. Contemporaneamente libero e schiavo del reale, artefice e succube del suo destino, egli conduce un’esistenza circolare: impregnata di solo tempo. Si tratta di una vera e propria ciclicità che trascina con sé aporie e limiti di un sistema-mondo sempre più decostruito, ma, tuttavia, sempre più ripetitivo nei suoi errori.

All’immutabilità di questo cerchio, che non rappresenta lo spazio, ma solo il tempo- unica forza alla quale non possiamo sottrarci-,  andrebbe accostato un quadrato: il simbolo dello spazio. Insieme al cerchio, al centro e alla croce, il quadrato fa parte dei simboli fondamentali ed è quel bello in sé, come lo definisce Platone. A differenza del cerchio che rappresenta la spirale del tempo, il quadrato simboleggia la terra: idea molto antica nella cultura cinese in cui lo spazio si costruisce attraverso l’incastro di quadrati intorno al centro del mondo.

Ma, il simbolo del quadrato è anche possibilità di svoltare i suoi stessi angoli, cambiare prospettiva verso un sempre nuovo inizio, e verso una rottura dell’immutabilità ciclica. Leggere di interdisciplinarità è proprio questo: riappropriarsi dello spazio attraverso una visione aperta alla contaminazione e al costante dialogo, dirigendosi oltre la sterile uniformità. Per questo, potremmo sostenere che il libro di Giovanni Scarafile, docente di Etica della comunicazione presso l’Università del Salento, taglia trasversalmente più piani di studio e applicazione fino a completare la stessa nozione di esistenza in quella di esperienza. Interdisciplinarità e etica della comunicazione si intersecano in un rapporto di costante reciprocità, capace di racchiudere e fornire gli strumenti idonei per l’interpretazione della nostra realtà contemporanea. Una realtà che ha bisogno di lasciarsi alle spalle concetti come quello di staticità, rigidità e non-comunicazione tra saperi, per aprirsi all’ambivalente, alla pluralità, la quale si presenta come determinazione primaria e necessaria dell’essere umano. Del resto, plurale e ambivalente sono termini riferibili alla prismatica vita dell’uomo che oscilla costantemente tra l’imprevedibilità e l’impossibilità di omologazione.

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Fides Publica PDF Stampa E-mail
Scritto da Valeria Ottonelli   
Lunedì 29 Settembre 2014 13:24

Mirella Pasini (a cura di), Fides Publica, Novi Ligure, Città del silenzio, 2013, pp. 192.

Copertina

Il tema della "fiducia sociale" attraversa gran parte dei dibattiti contemporanei sullo stato delle società occidentali e delle loro maggiori istituzioni. Dai mercati, ai sistemi elettorali, al gioco democratico in generale, dalla sostenibilità dei regimi migratori all'efficienza e stabilità dei sistemi di welfare, il grado di fiducia sociale appare come una variabile fondamentale sia nelle analisi descrittive, sia in quelle critiche e normative del funzionamento delle società in cui viviamo. I saggi raccolti in Fides publica, curato da Mirella Pasini per Città del Silenzio (2013), offrono un contributo poliedrico, originale ed estremamente proficuo al dibattito su questo tema fondamentale della riflessione politica e sociale contemporanea.

L'accento sul carattere pubblico della fiducia sociale, richiamato dal titolo della raccolta, segnala un'importante presa di posizione rispetto a una delle domande fondamentali del dibattito. Molto spesso la letteratura su questi temi si interroga su quanto e in quali modi il capitale di fiducia presente nella società civile favorisca e garantisca il buon funzionamento delle istituzioni. La domanda principale che emerge in molti dei saggi qui raccolti è quella inversa: in che modo e in che misura le istituzioni sono in grado di generare e garantire il livello di fiducia che è necessario al buon funzionamento della società.

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Hermeneutik und Anthropologie PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonia Pellegrino   
Mercoledì 19 Febbraio 2014 10:22

Salvatore Giammusso, Hermeneutik und Anthropologie, Akademie Verlag, Berlin 2012, pp. 174.


Hermeneutik und Anthropologie - Cover - Giammusso

Il volume raccoglie una serie di contributi sull'antropologia e l'ermeneutica di Wilhelm Dilthey e la sua scuola pubblicati in lingua tedesca nell'arco di un ventennio e riproposti, con alcune modifiche, non in ordine cronologico ma in maniera funzionale alla ricostruzione storica e all'esposizione delle prospettive teoriche del dibattito sul tema della vita; il capitolo nono è invece un testo finora inedito.

 

La chiave di volta di questa analisi può essere individuata nel concetto dell'imperscrutabilità della vita (vita abscondita), nei suoi aspetti gnoseologici ed etici. Con esso, da Dilthey in poi, non si intende dichiarare la vita irrazionale e incomprensibile, bensì rimarcare l'impossibilità di ricondurne completamente il contenuto a categorie statiche, siano esse logiche, trascendentali o ontologiche (p. 15). Le forme della psiche umana, cui lo stesso Dilthey fa riferimento, sono coerenti con questa considerazione della vita in quanto fattuali, parte della vita stessa, non assimilabili ad elementi primi a partire da cui desumere o spiegare ogni aspetto della vita.

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