Recensioni


Della realtà. Fini della filosofia PDF Stampa E-mail
Scritto da Lorenzo Oropallo   
Mercoledì 23 Ottobre 2013 17:05

Gianni Vattimo, Della realtà. Fini della filosofia, Garzanti, Milano 2012.

Cover

“Non ci sono fatti, solo interpretazioni”: e solo un cattivo realista interpreterebbe la nota sentenza nietzscheana come un argomento a favore della liquidazione pura e semplice della “realtà”. Almeno, questa è la tesi che sostiene Gianni Vattimo nel suo nuovo libro, frutto dell’accorpamento di vari saggi e conferenze tenute negli ultimi quindici anni presso alcune sedi universitarie straniere (si va dalle lezioni di Lovanio del 1998 alle Gifford Lectures di Glasgow del 2010, con l’aggiunta di qualche scritto inedito). La questione centrale è appunto quella della presunta “dissoluzione” della realtà che avrebbe operato tanta parte del pensiero ermeneutico o di ispirazione nichilista, se non altro nelle sue declinazioni più spiccatamente postmoderne; tuttavia, obietta puntualmente l’autore de La fine della modernità, testo che accompagna e fa da sfondo, insieme a Oltre l’interpretazione, alle riflessioni sviluppate in questa sede, non è possibile attribuire a Heidegger o a Nietzsche stesso la responsabilità storica (e teorica) del fallimento della metafisica e quindi del crollo dei “valori” su cui ha sempre poggiato l’Occidente, se non a costo di stravolgere la storia del pensiero e, conseguentemente, quella della filosofia.

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Kenneth Seeskin, Jewish Messianic Thoughts in an Age of Despair, Cambridge University Press, Cambridge 2012 PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Catapano   
Martedì 03 Settembre 2013 13:23

Copertina Seeskin 2012

 

L’ultimo libro di Kenneth Seeeskin (n. 1947, Northwestern University) ha per tema l’attualità del messianismo, inteso, insieme con il monoteismo, come uno dei due contributi fondamentali che la religione ebraica ha fornito al pensiero umano. L’approccio di Seeskin alla questione è filosofico: si tratta di capire se vi siano motivi razionali per accettare l’idea che, nonostante tutti i mali del passato e del presente, il futuro può essere migliore. La risposta di Seeskin è che un atteggiamento di speranza verso il futuro è razionalmente legittimo e non equivale affatto a wishful thinking, a un pio desiderio con cui ci si riduce a credere ciò che si desidera. Obiettivo del libro è riformulare l’attesa messianica in modo tale da conservare la sua forza redentiva senza nulla concedere al mito. La strategia perseguita da Seeskin è mostrare che la fiducia nel futuro è un presupposto indispensabile del comportamento morale, una sorta di postulato della ragion pratica in senso kantiano. «Detto in termini semplici, non ci sarebbe motivo di lavorare per il bene comune se non credessimo che i nostri sforzi hanno qualche possibilità di avere successo. Questo è un altro modo per dire che il nostro comportamento sarà migliore se siamo convinti che la condizione umana non è intrinsecamente tragica» (p. 7).

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L'istinto della ragione PDF Stampa E-mail
Scritto da Verbena Giambastiani   
Martedì 07 Maggio 2013 13:28

Giuseppe Cantillo, L'istinto della ragione. Logica, vita, diritto in Hegel, Luciano Editore, Napoli 2012

Copertina Cantillo 2012

L'istinto della ragione. Logica, vita, diritto in Hegel di Giuseppe Cantillo si articola in quattro capitoli.

Il primo denso capitolo, Logica e vita, si focalizza sul preminente bisogno della filosofia di conoscere la vita come intero. Dopo aver sottolineato che per realizzare una tale conoscenza la filosofia non può affidarsi all'intelletto, dato che l'intelletto opera generando forme fisse e irrigidite, Cantillo indica in quel movimento del venir fuori dell'unità originaria e del ritornare in sé attraverso la posizione dell'esser-altro e il riconoscimento di sé nell'esser-altro, il motore che spinge il pensiero a diventare pensiero della vita. Essenziale è il contributo della logica. La logica, infatti, non essendo solo analitica o sintetica, ma anche e soprattutto dialettica, tende a superare le scissioni prodotte dall'intelletto, nientificando la finitezza delle forme intellettuali. Cantillo sottolinea che, proprio per questa sua natura dialettica, la logica si fa metafisica, identità dell'identità e non-identità. Esibendo il limite delle forme prodotte dall'intelletto si affaccia, per via negativa, il modello della ragione. Cantillo rintraccia una costante nel pensiero di Hegel: ciò che Hegel dice dell'Assoluto è affermato per l'organismo. L'organismo sopporta in sé la contraddizione di essere l'unità dell'identico e del diverso, dell'essere-se-stesso e la propria negazione. Come l'organismo non ha una forma fuori di sé, ma è il risultato di un processo, così l'Assoluto rivela solo alla fine ciò che è in verità. L'Assoluto è vita perché è urto, scissione e superamento della scissione. Nella conclusione del primo capitolo Cantillo afferma che dal mysterium trinitatis certamente è ispirata la hegeliana triplicità come schema fondamentale del pensiero. La triplicità è l'autentico metodo della filosofia, anzi è la filosofia stessa perché è la struttura della ragione che procede oltre l'immediatezza dell'intuizione o del sentimento e oltre le rigide determinazioni dell'intelletto.

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Percorsi della libertà PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianluca Cuozzo   
Giovedì 10 Gennaio 2013 14:48

Claudio Ciancio, Percorsi della libertà, Mimesis, Milano-Udine 2012

Copertina Ciancio

In un frangente in cui la filosofia rischia di perdere peso e centralità nel dibattito sul senso della verità nel conflitto riaccesosi tra confessioni religiose, da un lato, e le varie forme di relativismo, dall’altro, Claudio Ciancio propone una riflessione a tutto campo sul valore di questa disciplina. Il punto di partenza è l’ambizione di conciliare metafisica e critica sociale, pensiero tradizionale e attenzione all’insorgere di nuove sfide che il pensiero filosofico deve saper cogliere: non in ultimo il nesso tra violenza e globalizzazione, così come l’alternativa drammatica tra un fondamentalismo cruento e un multiculturalismo senza nerbo. Se da un lato la verità filosofica è il centro a cui rimanere saldamente ancorati, dall’altro sono i problemi sollevati (e fraintesi) dal relativismo, dal fondamentalismo religioso, dalla ragione tecnica e dal riduzionismo scientista a stimolare un nuovo approfondimento di questa tradizione di pensiero. Il pensiero ermeneutico proposto dall’autore, inteso sulla scia di Pareyson e Riconda quale interpretazione dell’esperienza religiosa, viene verificato in tutti gli ambiti summenzionati, nella convinzione che «la filosofia […] nella sua comprensione della verità non solo è orientata in modo diverso a seconda delle esperienze che vengono privilegiate e del senso prevalente che quelle esperienze portano con sé, ma anche si declinerebbe secondo logiche diverse».

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Il determinismo. Storia di un'idea PDF Stampa E-mail
Scritto da Silvia Chiletti   
Martedì 16 Ottobre 2012 11:59

Mariangela Priarolo, Il determinismo. Storia di un’idea, Carocci, 2011

 

Il determinismo di Mariangela Priarolo è una passeggiata, così come l'autrice stessa presenta la propria opera al lettore che si accinge ad affrontare la storia complessa di un’idea tanto centrale per la filosofia occidentale. Se dunque il lettore passeggia, guidato dall’autrice, attraverso le epoche e gli autori che toccano i nodi dell’argomento, il percorso che il testo segue non è sempre liscio e privo di zone impervie. Punto di partenza è la domanda classica, quasi ossessionante, del pensiero filosofico: ciò che facciamo, ciò che esiste, è frutto di scelte – così come siamo portati a credere spontaneamente - o si tratta piuttosto di una conseguenza certa e necessaria all’interno di una catena causale, in cui il ruolo della libera scelta è inesistente? L’elenco delle possibili risposte attraverso cui il testo sviscera tale interrogativo è, non a caso, quanto mai imponente e variegato: la questione del determinismo attraversa la storia della filosofia occidentale e segna a più riprese il punto d’incontro, o di scontro, tra le diverse discipline e campi del sapere; essa si ripropone ogni volta come un’idea che l’autrice stessa presenta di primo acchito come “paralizzante”, un ostacolo ingombrante di fronte a cui la riflessione e la pratica umane sono costrette in un qualche modo ad arrestarsi e rivedere la propria posizione.

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