Interventi
In ricordo di Carlo Angelino PDF Stampa E-mail
Scritto da Veronica Neri   
Giovedì 28 Aprile 2022 21:38

Un amico

 

All’età di 84 anni si è spento a Torino, il 17 aprile 2022, il professor Carlo Angelino. Era nato a Moncalvo, in provincia di Asti, il 28 febbraio 1938.

 

I primi ricordi che conservo di lui risalgono all’inizio degli anni 70, anni del mio noviziato filosofico alla scuola di Alberto Caracciolo (1918-1990), del quale Angelino era allora un giovane e brillante assistente. Di nove anni più anziano di me, Carlo coltivava allora e ha coltivato poi sempre gli studi filosofici, in particolare nell’ambito della filosofia antica e della filosofia classica tedesca, con speciale propensione per la filosofia della religione, l’estetica e la filosofia politica. Ha ricoperto in seguito per molti anni, dapprima nell’Istituto, poi nel Dipartimento di Filosofia e infine, ancor dopo il pensionamento, nella Scuola di Scienze Umanistiche dell’Università di Genova, gli insegnamenti di Filosofia della religione, Storia del pensiero politico antico ed Estetica, sempre con grandissimo seguito di studentesse, studenti e uditori. Molti, diventati poi a loro volta insegnanti, ricordano anche oggi con gratitudine e affetto immutati la sua viva, coinvolgente parola.

Carlo era uomo di grande cultura e di grandi letture; di gusti intellettuali raffinati; di giudizi affilati, a volte impietosi, spesso definitivi. Non celava le antipatie e le simpatie. Detestava i sepolcri imbiancati, la doppiezza, l’ipocrisia. Ripagava con la moneta del silenzio e del disprezzo i profittatori. Riconosceva in Università come veri maestri Alberto Caracciolo e Luigi Pareyson. Sapeva usare l’arma dell’ironia, romantica e socratica. Lo attraevano il mistero ed il fascino della donna ed era lusingato e felice d’esercitare a sua volta una particolare fascinazione sull’animo femminile. Amava il bello. Nella sua mezza età aveva il portamento elegante e distinto del seduttore e poteva sembrare, a chi poco lo conosceva, che conducesse vita da esteta.

Non ho dimenticato la piccola cerchia amicale che, in anni lontani, si raccoglieva attorno a Caracciolo, ospitata non di rado negli angusti locali di via Balbi 4 dati in uso, nel fatidico 1968, ad Ennio Burioni (1917-1995), l’espertissimo libraio e insostituibile consulente bibliografico dell’Università genovese, sempre benevolmente disposto ad esaudire ogni desiderio di professori, ricercatori e studenti. Quella sorta di antro di difficile accesso, colmo di scaffali, cumuli di libri e accatastate riviste, era a suo modo un anche un salotto. Era facile incontrarvi Carlo con Caracciolo, o con Lucia Giavotto, Enrica Salvaneschi, Elio Gioanola, Giulio Severino, Annagrazia Papone, il giovane Luca Burioni e altri ancora, più e meno giovani studenti e studiosi. Non ho dimenticato, di Carlo, la squisita ospitalità alla casa del Righi, col maestoso spettacolo della città, del porto e dell’intero golfo di Genova stesi sotto di noi; né gli incontri ancor più frequenti nel cuore di Genova: al caffè Mangini, in piazza Corvetto; altre volte in Porta Soprana, al “melangolo”, la casa editrice da lui fondata, insieme ad Elio Gioanola, nel 1976; altre volte ancora nella casa della sorella, nei pressi di Brignole.

Carlo era uomo capace di grande progettualità, forse non sempre unita a uguale solerzia e risolutezza d’esecuzione. Soffriva della corruzione e della mercificazione odierna della filosofia e aborriva il moralismo, la falsa coscienza, la servitù volontaria che attecchiscono così facilmente nel ceto degli intellettuali, pronti all’inappellabile, giusta condanna dei crimini del passato, spesso proni di fronte ai tiranni del presente. In Università e fuori dalle sue mura era tra gli spiriti più liberi che io ho conosciuto. Nascondeva una qualche timidezza. Poteva arrossire. Era suscettibile. Soprattutto era buono, schietto e generoso.

Deluso dal sempre più deprimente tenore della vita universitaria, egli ha certamente profuso le sue migliori energie nell’orientare le scelte, non solo filosofiche, della nuova casa editrice genovese. Ha coltivato il disegno di diffondere e fare conoscere per questa via ad un pubblico colto, di giovani e meno giovani lettori, la migliore filosofia europea. Molto di Heidegger è passato, in Italia, per le sue traduzioni, per quelle suggerite o incoraggiate da lui, e sotto la sua guida intelligente le collane filosofiche del “melangolo” si sono anno dopo anno arricchite dei nomi dei più illustri pensatori contemporanei: Martin Heidegger, Hans Georg Gadamer, Gershom Scholem, Wilhelm Weischedel, Leo Strauss, Hannah Arendt, Hans Jonas, Walter Friedrich Otto, Emmanuel Levinas, Jacques Derrida ... per nominare solo alcuni che s’affacciano per primi alla mia mente; ma anche Caracciolo, Pareyson, Martinetti... e autori antichi e moderni. Non si contano poi i nomi dei colleghi ai quali egli ha aperto le porte e che hanno pubblicato alcuni dei loro scritti con lui.

Opuscula non è solo il titolo di una collana del “melangolo” ricca di saggi brevi ed opere di varia natura. Opuscula sono anche, in gran parte, gli stessi scritti di Carlo, stringati, incisivi, miranti all’essenziale. Tra le sue opere mi limito a menzionarne tre sole, che restituiscono però a mio avviso compiutamente lo stile, l’indirizzo e i contenuti della sua ricerca filosofica. La prima e più estesa: Religione e filosofia. Temi e problemi di filosofia della religione, è del 1983. La seconda: Nascita e morte del filosofo, compare tra gli Opuscula nel 2007. La terza: L’Essere e/o il Male, ancora negli Opuscula nel 2009. Chi dedica a queste e a non poche altre pagine di Carlo un’attenzione veramente partecipe non fatica a scoprire il pensatore originale.

Anche lui era perseguitato, come il nostro comune maestro, dall’evidenza ingiustificabile del Male. Ne denunciava la mostruosità proteiforme. Ne scopriva nel mondo umano la sede. Ne individuava le manifestazioni storiche più acute, criminali e aberranti nei totalitarismi rossi e neri del XX secolo, che, effetto di ideologie assassine, stendevano le loro ombre inquietanti fino sul nuovo millennio. Ha avuto ancora modo di vedere, nel suo ultimo scorcio di vita, il ritorno della guerra in Europa. Sapeva cogliere il nesso strettissimo tra idee e azioni, nichilismo teoretico e pratico, e avvertiva urgente l’esigenza di una rifondazione della filosofia.

Per questo, con convinzione sempre maggiore nei suoi ultimi anni, Carlo veniva contrapponendo alla questione dell’Essere – “primo inizio” della filosofia che, da Parmenide a Heidegger, ha fornito il filo conduttore della storia del pensiero occidentale – la questione del Male. Tentava, per questa via, di recuperare compiutamente alla filosofia l’eredità della sapienza ebraica e, insieme, la possibilità, dopo il tramonto della metafisica classica, di un “altro inizio” del pensiero. Chiamava “pensiero antitetico” questa nuova prospettiva che, provenendo dalla sapienza e dall’angoscia dell’ineluttabile morte, si voleva imperniata sulle antitesi radicali di morte e immortalità, male e bene, essere e nulla. Faceva precursori del “pensiero antitetico” Platone, Kant e Leopardi e vedeva la forma originaria del pensare legata ai modi diversi, ma non discordanti, della poesia, della religione e della filosofia.

Sono stato suo amico sincero, non posso dire anche suo allievo. E tuttavia quanti temi ed autori mi sono diventati familiari anche tramite i nostri colloqui: Lo Stift di Tubinga, il giovane Hegel e la poesia pensante di Hölderlin; la metafisica e la teologia di Aristotele e la Scienza della Logica di Hegel; Nietzsche e Dostoevskij; Overbeck; Sofocle, Tucidide e Platone; Edipo e Socrate; il poema di Gilgamesh e la narrazione jahwhista della caduta dell’uomo; il Cantico dei cantici e il libro di Giobbe... Quanta migliore filosofia nel dialogo amicale con lui che in Università, dove noi docenti, forzati ad occuparci di inessenziali minuzie, trascinati troppo spesso in piccole beghe, fatti piccini, interessati a carriere da nulla, eravamo costantemente esposti al rischio di dimenticare o, peggio, di tradire il nostro vero compito e la nostra vera missione!

Non più giovane, pur sempre incline al Bello e diventato ancor più incline alla Bontà, Carlo ha incontrato l’amatissima Paola e ha avuto da lei il suo unico, Saul, alla bella età di 70 anni. Ricordo il suo sorriso e il moto quasi infantile di gioia quando, essendo io in quel momento ossessionato dalla figura di Abramo, gli dissi scherzosamente che avevo preso di sicuro un colossale abbaglio identificandomi per empatia col patriarca antico, poiché il vero Abramo era lui, Carlo, che aveva ricevuto in dono il suo unico in un’età così avanzata. “Sì, sì, Abramo sono io” mi rispose, contento che mi fosse balenato alla mente questo stravagante pensiero.

Per quel che posso sapere, i suoi ultimi anni sono stati gioiosi e la sua morte, intervenuta dopo una breve malattia e un pesante intervento chirurgico, è stata serena. Si è spento tranquillo nella sua casa, assistito fino all’ultimo respiro dal vigile amore di Paola, tenendole la mano e avendo accanto a sé il suo Saul.

Ben presto il suo mondo, il nostro mondo, le nostre gioie e le nostre afflizioni, non saranno più. Noi stessi non ci saremo più e tutti i nostri nomi saranno dimenticati. Eppure, quello che è stato – questa la fede che oggi mi sento di professare pensando al suo Heidegger, pensando soprattutto al suo Hölderlin – non è invano.

So ist schnell / vergänglich alles Himmlische; aber umsonst nicht ...

 

Domenico Venturelli

 

 

 

 

 

 

 

 
Intervista con Peter Trawny in occasione dei 200 anni dalla nascita di Karl Marx (5 maggio 2018) PDF Stampa E-mail
Scritto da Edizioni ETS   
Giovedì 30 Agosto 2018 16:27

Intervista con Peter Trawny

in occasione dei 200 anni dalla nascita di Karl Marx (5 maggio 2018)[1]

 

Introduzione

Peter Trawny è professore presso il Dipartimento di Filosofia della Bergische Univertsität Wuppertal e direttore del Martin Heidegger Institut, sempre a Wuppertal. È stato visiting professor presso l’Università di Vienna, l’Università Tongji–Shanghai e la Södertörns Högskola di Stoccolma (Center for Baltic and East European Studies). Recentemente, in qualità di membro della Martin Buber Society, ha visitato l’Università Ebraica di Gerusalemme. Editore dal 1998 della Martin Heidegger Gesamtausgabe, è autore di vari saggi e libri di risonanza mondiale, tra i quali il rinomato e controverso studio su Heidegger e il mito della cospirazione ebraica[2], con il quale ha accompagnato la pubblicazione dei primi quattro volumi dei Quaderni Neri (GA 94-97). Tra le opere più recenti ricordiamo il saggio sulla libertà Technik, Kapital und Medium[3], nel quale propone una topologia del mondo contemporaneo definita dalla triplice matrice di tecnica capitale e medium; il libro Ins Wasser geschrieben sulla differenza tra il “dentro” e il “fuori” come risposta alla domanda circa il “luogo” e l’attuale possibilità di una esperienza dell’intimità[4], e il trattato Was ist Deutsch?[5], che tratta dell’identità e della non-identità – specialmente della cultura tedesca ma anche della cultura europea in generale. Vari sono i contributi sulle questioni politiche e sociali attuali, tra i quali Europa und die Revolution[6] e la collettanea Europa Kaputt? Für das Ende der Alternativlosigkeit, scritta assieme a personalità provenienti da diversi ambiti politici, quali Yanis Varoufakis, Franco “Bifo” Berardi, Guillaume Paoli e Srećko Horvat[7]. Quest’anno, dando continuità all’interpretazione critica del pensiero heideggeriano iniziata con i saggi Adyton (sulla filosofia esoterica di Heidegger) e Irrnisfuge (sull’an-archia radicale della storia dell’essere)[8], è apparso Heidegger Fragmente: Eine philosophische Biographie[9]. Una prospettiva complessiva sul pensiero di Heidegger è offerta dagli ultimi lavori intitolati  Heidegger, die Juden, noch einmal [10] e Martin Heidegger: eine kritische Einführung[11]. Su Karl Marx e la rivoluzione ha pubblicato lo studio Der frühe Marx und die Revolution. Eine Vorlesung[12]. Le aspre polemiche e le critiche concernenti la sua particolare proposta interpretativa del pensiero heideggeriano confermano e consolidano la posizione di rilievo che Peter Trawny ha aquisito come uno dei grandi esponenti della ricerca più recente sulla filosofia di Heidegger, e non solo.

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