2005/1 - Senso del tragico e critica del moderno nella teologia ebraica di Richard L. Rubenstein PDF Print E-mail
Written by Massimo Giuliani   
Tuesday, 05 April 2011 16:17
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Massimo Giuliani // SENSO DEL TRAGICO E CRITICA DEL MODERNO NELLA TEOLOGIA EBRAICA DI RICHARD L. RUBENSTEIN

Teoria 2005/1, pp. 74-92

Nella teologia ebraica di Richard L. Rubenstein, Auschwitz diventa il paradigma del fallimento dell'utopia della Cristianità secolarizzata, e la cifra delle conseguenze di un mondo che ha perso Dio, ucciso dai suoi figli e dalle sue figlie e che ora sono icapaci di prendere il controllo sulle forze distruttive che tale «libertà da Dio» ha generato. Per questo teologo e pensatore, la «morte di Dio» è una metafora culturale in cui si condensa l'irreversibile perdita delle strutture tradizionali di significato, quelle ereditate dalle narrazioni religiose. Perno dei suoi argomenti, isipirati da un acuto senso del realismo tragico, è la questione se i simboli e i miti delle tradizioni ebraica e cristiana siano ancora significativi e validi come antidoti al nichilismo che ha caratterizzato il nostro tempo come epoca della «morte di Dio».

In Richard L. Rubenstein’s Jewish theology, Auschwitz becomes the paradigm of the failure of a secularised Christianity as utopia, and the cipher of the consequences of a world that has lost God, killed by his/her children who are now incapable of taking control over the destructive forces that such «freedom from God» has generated. For this theologian and thinker, the «death of God» is a cultural metaphor to convey the irreversible loss of the traditional structures of meaning we inherited from the religious narratives. His arguments, inspired by an acute sense of tragic realism, pivot on the question of whether the symbols and myths of Jewish and Christian traditions are still meaningful and valid for serving as antidotes against the nihilism that characterised our time as an epoch of «death of God».

 

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