Il determinismo. Storia di un'idea PDF Print E-mail
Written by Silvia Chiletti   
Tuesday, 16 October 2012 11:59
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Mariangela Priarolo, Il determinismo. Storia di un’idea, Carocci, 2011

 

Il determinismo di Mariangela Priarolo è una passeggiata, così come l'autrice stessa presenta la propria opera al lettore che si accinge ad affrontare la storia complessa di un’idea tanto centrale per la filosofia occidentale. Se dunque il lettore passeggia, guidato dall’autrice, attraverso le epoche e gli autori che toccano i nodi dell’argomento, il percorso che il testo segue non è sempre liscio e privo di zone impervie. Punto di partenza è la domanda classica, quasi ossessionante, del pensiero filosofico: ciò che facciamo, ciò che esiste, è frutto di scelte – così come siamo portati a credere spontaneamente - o si tratta piuttosto di una conseguenza certa e necessaria all’interno di una catena causale, in cui il ruolo della libera scelta è inesistente? L’elenco delle possibili risposte attraverso cui il testo sviscera tale interrogativo è, non a caso, quanto mai imponente e variegato: la questione del determinismo attraversa la storia della filosofia occidentale e segna a più riprese il punto d’incontro, o di scontro, tra le diverse discipline e campi del sapere; essa si ripropone ogni volta come un’idea che l’autrice stessa presenta di primo acchito come “paralizzante”, un ostacolo ingombrante di fronte a cui la riflessione e la pratica umane sono costrette in un qualche modo ad arrestarsi e rivedere la propria posizione.

 

Il peso della domanda iniziale si alleggerisce, strada facendo, grazie a una prima suddivisione del problema all'interno di tre prospettive distinte, tre nuclei principali di cui il libro si compone: mondo, dio, uomo. Una prima concezione del determinismo appartiene infatti, secondo le analisi dell'autrice, al mondo della fisica e delle scienze naturali; essa esprime l’idea secondo cui, dice Priarolo, «il nostro universo si comporta in modo costante e uniforme, seguendo regole universali e necessarie» (cfr. p. 13). Da Democrito, la cui teoria dell’atomismo gli vale la nomina di padre del determinismo naturale, passando attraverso la fisica moderna di Galilei e Newton, sino a quella che l’autrice nomina come la sconfitta del determinismo, ovvero l’insieme delle scoperte della fisica contemporanea: dal principio d’indeterminazione di Heisenberg all’ancora discussa teoria delle stringhe, in virtù delle quali l’assunto fondamentale del determinismo naturale viene a dir poco ribaltato: la fisica quantistica infatti prevede che i fenomeni subatomici possano essere interpretati in senso probabilistico, in quanto «governati da leggi statistiche e non deterministiche» (cfr. p. 45). In ultima istanza tutto ciò che esiste, pur essendo in buona parte governato da leggi di causa ed effetto, poggia sull’aleatorio, sulla casualità che fa sì, che, così come gli atomi di Democrito si scontravano casualmente nel loro vorticare dando luogo a certi mondi piuttosto che altri, avvengano certe cose piuttosto che altre.

Da contraltare al determinismo naturale quello che l’autrice definisce determinismo teologico, oggetto della seconda parte dell’opera. Dalla Grecia antica attraverso i pensatori medievali e moderni la figura divina si colloca infatti in una posizione privilegiata all’interno della catena causale che regge gli eventi di cui l’uomo e la natura sono partecipi. Anche in questo caso il percorso seguito dall’autrice è d’ordine cronologico; esso culmina nel grande dibattito che ha dato luogo alla Riforma protestante riguardo all’esistenza, o meno, del libero arbitrio dell’uomo rispetto alla predestinazione divina e si arresta nel pensiero spinoziano, il quale segna l’apogeo della dottrina del determinismo. Attraverso il principio del Deus sive natura, l’affermazione del rapporto di causalità immanente tra Dio e la Natura, cause divine e cause naturali vengono a coincidere: ogni elemento della realtà, derivato necessariamente da Dio, «è determinato dalla necessità della natura divina a esistere e operare in un certo modo» (cfr. p. 91). Al di là di questa posizione, secondo l’autrice, il pensiero filosofico a seguire sembra infatti aver espunto il ruolo decisivo che la divinità ha assunto rispetto ai fenomeni che compongono la realtà, ponendo al centro della propria riflessione il ruolo dell’uomo all’interno della catena causale.

Proprio a quest’ultimo aspetto è dedicata l’ultima parte del libro: il determinismo antropologico, ovvero l’uomo. Come l’autrice stessa premette, tale ambito costituisce da un lato un caso particolare del determinismo naturale (in quanto indaga i rapporti causali tra uomo e natura), dall’altro lato una derivazione del determinismo teologico, in quanto assume un particolare rilievo storico a partire dal momento in cui l’attenzione verso la causalità divina pone in modo radicale la questione della libertà individuale. Dalle prime ricerche di Durkheim sull’influenza della società sull’individuo, sino a Bourdieu e la sua teoria dell’habitus; dalla psicanalisi alle contemporanee scienze cognitive; dalla scoperta delle leggi della genetica sino alle più recenti ipotesi evoluzionistiche. La strutturazione di questa terza parte sconfina con l’emergere di un tema già centrale per quanto riguarda il determinismo naturale: il ruolo del caso, l’elemento imprevisto e aleatorio la cui presenza si rivela persistente all’interno delle spiegazioni che le scienze contemporanee danno della realtà che ci circonda, di cui siamo fatti e con cui interagiamo costantemente.

Il determinismo di Mariangela Priarolo è senza dubbio un’opera di rilievo per chi si accosta ai fondamenti della filosofia con sguardo curioso e antidogmatico: attraversando una bibliografia ricca e variegata traccia puntualmente, e piacevolmente, i fili di un discorso non facile da dipanare. Merito del lavoro è il fare luce sulle questioni non solo teoretiche e speculative ma anche sulle poste in gioco intellettuali e sociali sottese dai dibattiti sull’argomento. La stessa struttura dell’opera, convergendo in ultima istanza sulla contemporaneità, testimonia di questa operazione di costante ri-attualizzazione di una domanda dalle radici profonde.

In conformità con i propri intenti, Priarolo adotta lo sguardo storico-filosofico classico, con le sue scansioni concettuali e temporali, mostrandone i punti di forza e le continuità: in questo modo l’autrice rivela l’importanza non solo di uno sguardo sintetico sulle osservazioni parziali delle singole discipline, ma afferma con forza la necessità della ricerca interdisciplinare, dei limiti intrinseci di un discorso autoreferenziale, chiuso nei confronti di altre forme del sapere e della storia. L'autrice rende giustamente presente i rischi che la dottrina del determinismo può implicare all'interno di certi tipologie discorsive: dalla diffusione di un atteggiamento banalmente «scientista» all’interno del senso comune, alle idee discriminatorie, se non addirittura razziste, implicate in alcune posizioni del biodeterminismo. La polemicità che si sprigiona attraverso i dibattiti contemporanei rivela il rischio intellettuale sempre in agguato di atteggiamento teoretico troppo appiattito su un causalismo dogmatico, dimentico della domanda filosofica costante che dà origine alla ricerca: la domanda intorno al valore delle nostre o altrui scelte.

L'ossessione paralizzante che costituiva il punto di partenza viene ridimensionata alla fine della passeggiata filosofica e trova una plausibile soluzione interpretativa, tuttavia non svanisce del tutto, lasciando al lettore la curiosità e qualche strumento utile per percorrere i luoghi in cui, all'interno di questa imponente storia di un'idea, il percorso e le categorie del pensiero si fanno più critici.

 

Silvia Chiletti