Recensioni


Fides Publica PDF Print E-mail
Written by Valeria Ottonelli   
Monday, 29 September 2014 13:24
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Mirella Pasini (a cura di), Fides Publica, Novi Ligure, Città del silenzio, 2013, pp. 192.

Copertina

Il tema della "fiducia sociale" attraversa gran parte dei dibattiti contemporanei sullo stato delle società occidentali e delle loro maggiori istituzioni. Dai mercati, ai sistemi elettorali, al gioco democratico in generale, dalla sostenibilità dei regimi migratori all'efficienza e stabilità dei sistemi di welfare, il grado di fiducia sociale appare come una variabile fondamentale sia nelle analisi descrittive, sia in quelle critiche e normative del funzionamento delle società in cui viviamo. I saggi raccolti in Fides publica, curato da Mirella Pasini per Città del Silenzio (2013), offrono un contributo poliedrico, originale ed estremamente proficuo al dibattito su questo tema fondamentale della riflessione politica e sociale contemporanea.

L'accento sul carattere pubblico della fiducia sociale, richiamato dal titolo della raccolta, segnala un'importante presa di posizione rispetto a una delle domande fondamentali del dibattito. Molto spesso la letteratura su questi temi si interroga su quanto e in quali modi il capitale di fiducia presente nella società civile favorisca e garantisca il buon funzionamento delle istituzioni. La domanda principale che emerge in molti dei saggi qui raccolti è quella inversa: in che modo e in che misura le istituzioni sono in grado di generare e garantire il livello di fiducia che è necessario al buon funzionamento della società.

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Hermeneutik und Anthropologie PDF Print E-mail
Written by Antonia Pellegrino   
Wednesday, 19 February 2014 10:22
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Salvatore Giammusso, Hermeneutik und Anthropologie, Akademie Verlag, Berlin 2012, pp. 174.


Hermeneutik und Anthropologie - Cover - Giammusso

Il volume raccoglie una serie di contributi sull'antropologia e l'ermeneutica di Wilhelm Dilthey e la sua scuola pubblicati in lingua tedesca nell'arco di un ventennio e riproposti, con alcune modifiche, non in ordine cronologico ma in maniera funzionale alla ricostruzione storica e all'esposizione delle prospettive teoriche del dibattito sul tema della vita; il capitolo nono è invece un testo finora inedito.

 

La chiave di volta di questa analisi può essere individuata nel concetto dell'imperscrutabilità della vita (vita abscondita), nei suoi aspetti gnoseologici ed etici. Con esso, da Dilthey in poi, non si intende dichiarare la vita irrazionale e incomprensibile, bensì rimarcare l'impossibilità di ricondurne completamente il contenuto a categorie statiche, siano esse logiche, trascendentali o ontologiche (p. 15). Le forme della psiche umana, cui lo stesso Dilthey fa riferimento, sono coerenti con questa considerazione della vita in quanto fattuali, parte della vita stessa, non assimilabili ad elementi primi a partire da cui desumere o spiegare ogni aspetto della vita.

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Della realtà. Fini della filosofia PDF Print E-mail
Written by Lorenzo Oropallo   
Wednesday, 23 October 2013 17:05
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Gianni Vattimo, Della realtà. Fini della filosofia, Garzanti, Milano 2012.

Cover

“Non ci sono fatti, solo interpretazioni”: e solo un cattivo realista interpreterebbe la nota sentenza nietzscheana come un argomento a favore della liquidazione pura e semplice della “realtà”. Almeno, questa è la tesi che sostiene Gianni Vattimo nel suo nuovo libro, frutto dell’accorpamento di vari saggi e conferenze tenute negli ultimi quindici anni presso alcune sedi universitarie straniere (si va dalle lezioni di Lovanio del 1998 alle Gifford Lectures di Glasgow del 2010, con l’aggiunta di qualche scritto inedito). La questione centrale è appunto quella della presunta “dissoluzione” della realtà che avrebbe operato tanta parte del pensiero ermeneutico o di ispirazione nichilista, se non altro nelle sue declinazioni più spiccatamente postmoderne; tuttavia, obietta puntualmente l’autore de La fine della modernità, testo che accompagna e fa da sfondo, insieme a Oltre l’interpretazione, alle riflessioni sviluppate in questa sede, non è possibile attribuire a Heidegger o a Nietzsche stesso la responsabilità storica (e teorica) del fallimento della metafisica e quindi del crollo dei “valori” su cui ha sempre poggiato l’Occidente, se non a costo di stravolgere la storia del pensiero e, conseguentemente, quella della filosofia.

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Kenneth Seeskin, Jewish Messianic Thoughts in an Age of Despair, Cambridge University Press, Cambridge 2012 PDF Print E-mail
Written by Giovanni Catapano   
Tuesday, 03 September 2013 13:23
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Copertina Seeskin 2012

 

L’ultimo libro di Kenneth Seeeskin (n. 1947, Northwestern University) ha per tema l’attualità del messianismo, inteso, insieme con il monoteismo, come uno dei due contributi fondamentali che la religione ebraica ha fornito al pensiero umano. L’approccio di Seeskin alla questione è filosofico: si tratta di capire se vi siano motivi razionali per accettare l’idea che, nonostante tutti i mali del passato e del presente, il futuro può essere migliore. La risposta di Seeskin è che un atteggiamento di speranza verso il futuro è razionalmente legittimo e non equivale affatto a wishful thinking, a un pio desiderio con cui ci si riduce a credere ciò che si desidera. Obiettivo del libro è riformulare l’attesa messianica in modo tale da conservare la sua forza redentiva senza nulla concedere al mito. La strategia perseguita da Seeskin è mostrare che la fiducia nel futuro è un presupposto indispensabile del comportamento morale, una sorta di postulato della ragion pratica in senso kantiano. «Detto in termini semplici, non ci sarebbe motivo di lavorare per il bene comune se non credessimo che i nostri sforzi hanno qualche possibilità di avere successo. Questo è un altro modo per dire che il nostro comportamento sarà migliore se siamo convinti che la condizione umana non è intrinsecamente tragica» (p. 7).

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L'istinto della ragione PDF Print E-mail
Written by Verbena Giambastiani   
Tuesday, 07 May 2013 13:28
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Giuseppe Cantillo, L'istinto della ragione. Logica, vita, diritto in Hegel, Luciano Editore, Napoli 2012

Copertina Cantillo 2012

L'istinto della ragione. Logica, vita, diritto in Hegel di Giuseppe Cantillo si articola in quattro capitoli.

Il primo denso capitolo, Logica e vita, si focalizza sul preminente bisogno della filosofia di conoscere la vita come intero. Dopo aver sottolineato che per realizzare una tale conoscenza la filosofia non può affidarsi all'intelletto, dato che l'intelletto opera generando forme fisse e irrigidite, Cantillo indica in quel movimento del venir fuori dell'unità originaria e del ritornare in sé attraverso la posizione dell'esser-altro e il riconoscimento di sé nell'esser-altro, il motore che spinge il pensiero a diventare pensiero della vita. Essenziale è il contributo della logica. La logica, infatti, non essendo solo analitica o sintetica, ma anche e soprattutto dialettica, tende a superare le scissioni prodotte dall'intelletto, nientificando la finitezza delle forme intellettuali. Cantillo sottolinea che, proprio per questa sua natura dialettica, la logica si fa metafisica, identità dell'identità e non-identità. Esibendo il limite delle forme prodotte dall'intelletto si affaccia, per via negativa, il modello della ragione. Cantillo rintraccia una costante nel pensiero di Hegel: ciò che Hegel dice dell'Assoluto è affermato per l'organismo. L'organismo sopporta in sé la contraddizione di essere l'unità dell'identico e del diverso, dell'essere-se-stesso e la propria negazione. Come l'organismo non ha una forma fuori di sé, ma è il risultato di un processo, così l'Assoluto rivela solo alla fine ciò che è in verità. L'Assoluto è vita perché è urto, scissione e superamento della scissione. Nella conclusione del primo capitolo Cantillo afferma che dal mysterium trinitatis certamente è ispirata la hegeliana triplicità come schema fondamentale del pensiero. La triplicità è l'autentico metodo della filosofia, anzi è la filosofia stessa perché è la struttura della ragione che procede oltre l'immediatezza dell'intuizione o del sentimento e oltre le rigide determinazioni dell'intelletto.

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