Recensioni
Etica. Un’introduzione PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Alberti   
Venerdì 02 Settembre 2016 09:00

Otfried Höffe, Etica. Un’introduzione, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2016, pp. XII + 125.Ortfrie Hoffe Etica

di Giovanni Alberti

Il testo si presenta diviso in sette brevi capitoli. Benché l’impianto del libro sia dichiaratamente sistematico, e tutte le parti del testo rechino questa traccia, l’autore dedica il secondo capitolo alla discussione dei metodi d’indagine, mentre riserva l’ampio quarto capitolo alla presentazione dei modelli etici fondamentali. Höffe rifiuta difatti la canonica distinzione di etiche teleologiche ed etiche deontologiche (dove troverebbero sì spazio l’etica aristotelica e quella kantiana, ma rimarrebbero escluse l’etica utilitaristica e, soprattutto, la critica della morale a matrice nietzschiana, gli altri due modelli di cui si riferisce nel testo). D’altra parte, soggiunge, “neanche le etiche teleologiche stanno in piedi senza obblighi e divieti” (p. 46). Questa particolare interpretazione della morale ci dice sin da ora che, secondo l’autore, le etiche teleologiche non escludono, di per sé, quelle deontologiche, e che il suo avviso è che esse siano strutturalmente correlate.

La sua intenzione generale consiste pertanto nella formulazione un’etica completa. Essa viene esposta sin dalla introduzione, e mira a dimostrare che una vita buona è tanto arte del vivere quanto teoria dei doveri morali. Su questo costitutivo intreccio di etica delle virtù e etica del dovere si articola pertanto tutto il libro. Nella visione di Höffe, difatti, queste due visioni etiche non debbono essere considerate del tutto alternative (p. 52); inoltre, come egli afferma, il suo è da considerarsi un tentativo di conciliare, «pur dando la precedenza a Kant» (p. 71), l’etica aristotelica con l’etica kantiana. Diciamo ancora che il suo tentativo si articola in tre momenti qualificanti: la presentazione di una morale critica, l’elaborazione di un’etica in quanto filosofia pratica, infine la prossimità fra etica della virtù (Aristotele) ed etica del dovere (Kant).

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Teomorfica PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Grossi   
Giovedì 28 Aprile 2016 16:06

Massimo Donà, Teomorfica, Bompiani, Milano 2015, pp. 1200

di Davide GrossiCopertina Teomorfica

La Teomorfica di Massimo Donà si presenta come un’opera monumentale di 1200 pagine che rivelano immediatamente l’intento dichiarato in premessa: di esporre un sistema di estetica. Si apprende dall’avvertenza che il volume non è stato composto in un’unica stesura ma è maturato in quindici anni di lavoro tra lezioni universitarie, conferenze e convegni. Si tratta dunque di una summa di materiale inedito in cui confluiscono appunti, dispense universitarie e saggi. La natura orale della Teomorfica appare malcelata nella stile di scrittura ricco di espressioni tratte dal linguaggio parlato, di esempi empirici, di comparazioni, divagazioni e sospensioni. Una tale singolarità compositiva non interferisce con il rigore speculativo che piuttosto riceve beneficio, laddove il ragionamento viene condotto senza quegli accorgimenti redazionali che spesso indeboliscono, piuttosto che corroborare, il tenore argomentativo. Nelle pagine della Teomorfica si rivela non solo un contenuto di pensiero ma un’esperienza di trasmissione del sapere che prescinde dalle regole della comunicazione saggistica. Tale esperienza abbraccia l’intero ambito del sapere estetico da Platone a Man Ray. Ma cos’è la Teomorfica? Sembrerebbe un trattato sistematico di metafisica ma è anche una guida all’esperienza estetica. Se è vero che la mancanza di riferimenti bibliografici lascia indovinare una decisa posizione teoretica è altresì vero che in rari saggi di filosofia sistematica sono presenti tanti riferimenti alla storia dell’arte ma soprattutto agli scritti teorici degli artisti contemporanei. Donà, che non nasconde la sua insofferenza antistoricista, rivela al contempo una profondissima conoscenza di questi scritti, muovendosi con disinvoltura nel panorama storico-artistico occidentale che va da Giotto a Duchamp. Ciò che colpisce è la felicità delle rispondenze che egli stabilisce tra momenti del pensiero occidentale e momenti della storia dell’arte. Questa spregiudicatezza è la forza e la debolezza del libro, perché comporta la responsabilità di pensare senza rimandi, di ripetere e approfondire lo stesso ragionamento fino ad inchiodare il lettore alla cosa. La rottura delle formule di richiamo ordinarie dà luogo ad uno stile diretto che esalta la qualità principale dell’autore: la radicalità filosofica. La premessa che introduce alla trattazione muove da un’asserzione che lo studioso s’impegnerà a dimostrare: «parlare di ‘forma’, in relazione all’esperienza estetica, significa chiamare immediatamente in causa Dio».

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Kontemplationen. Entwürfe zur phänomenologischen Hermeneutik PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriano Fabris   
Giovedì 11 Febbraio 2016 09:22

Dean Komel, Kontemplationen. Entwürfe zur phänomenologischen Hermeneutik, Verlag Traugott Bautz GmbH, Nordhausen 2014, pp. 105.

di Adriano Fabris

Komel Kontemplationen CoverLa filosofia ermeneutica sembra essere ormai passata di moda. Gadamer è, sotto molti aspetti, quasi dimenticato, e la stessa cosa sembra accadere anche per Ricoeur. Per quanto riguarda Heidegger – nella misura in cui questo autore può essere ricondotto a tale tradizione di pensiero – l’ultima tendenza è quella di privilegiare i risvolti ideologici pur certamente presenti nella sua riflessione, allo scopo di condannarli e di trovare così una giustificazione pseudo-morale per lasciarsi alle spalle la sua ontologia. Ma l’indagine filosofica, appunto perché non coincide con l’ideologia, non è soggetta alle mode. Lo stesso vale per l’ermeneutica. Basta solo avere il coraggio e la capacità di rilanciare in maniera vitale uno stile di pensiero, collegandolo ai problemi fondamentali affrontati nella tradizione e alle questioni più urgenti del nostro tempo. È ciò che fa in questo libro Dean Komel: un filosofo sloveno molto noto i cui lavori sono tradotti in varie lingue (italiano compreso).

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Parmenide. Nostos. L’essere e gli enti PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Fronterotta   
Giovedì 26 Febbraio 2015 00:00

Luigi Ruggiu, Parmenide. Nostos. L’essere e gli enti, edizione rivista e ampliata, Mimesis, Milano-Udine 2014, pp. I-IV+9-516.

di Francesco Fronterotta

Questo volume costituisce una ristampa dell’opera apparsa originariamente presso l’editore Marsilio (Venezia-Padova) nel 1974-1975, con l’aggiunta di un’Appendice che contiene il testo e la traduzione dei frammenti di Parmenide (pp. 427-51) e un saggio dedicato al rapporto fra essere e tempo nella riflessione parmenidea, con aggiornamenti bibliografici (pp. 453-516). Del resto, lo studio del pensiero di Parmenide, da parte dell’A., è rimasto intenso e costante nel corso dei quarant’anni intercorsi fra la prima e la seconda edizione dell’opera, come testimoniano numerosi lavori sui diversi aspetti del poema Sulla natura, ma soprattutto l’introduzione e il commentario alla traduzione dei frammenti curata da Giovanni Reale (Rusconi, Milano 1991). Va immediatamente rilevata una novità, o quantomeno un’esplicitazione, che questa ristampa lascia emergere rispetto al volume originale: nel titolo compare la menzione del termine nostos, che, come l’A. segnala nell’Introduzione alla seconda edizione (p. IV), evoca espressamente la «grande metafora dell’Odissea», vale a dire l’immagine del tempestoso «ritorno» in patria di Ulisse (come degli altri eroi greci) dopo la vittoriosa spedizione a Troia. Si tratta di un’allusione, o di un riferimento, che intende porre in rilievo l’elemento più caratteristico dell’interpretazione del poema di Parmenide proposta dall’A., un’interpretazione che, negli anni ’70 del secolo scorso, ha rappresentato un significativo momento di rottura rispetto alla lettura tradizionale, di indubbia ascendenza zelleriana: per dirla in estrema sintesi, l’A. suggerisce che la seconda parte del poema fornisca un’esposizione delle opinioni vere che può restituire una spiegazione corretta del mondo naturale, in opposizione alle opinioni false che invece appartengono ai mortali in base all’esperienza comune; sarebbe di conseguenza dopo aver appreso e compreso la dottrina dell’essere sviluppata nella prima parte che il giovane adepto della dea, protagonista del poema, potrebbe riconoscere la fallacia delle false opinioni dei più, per “tornare” a questo punto, depurato dall’errore, ad abbracciare il mondo dell’apparenza ammettendone, entro certi limiti almeno, la legittimità. Ma procediamo con ordine.

 

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Interdisciplinarità ed etica della comunicazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Emma Palese   
Venerdì 13 Febbraio 2015 10:42

Giovanni Scarafile, Interdisciplinarità ed etica della comunicazione, Lulu, Raleigh NC USA, 2014, pp. 174

di Emma Palese

Copertina Interdisciplinarità Scarafile

Investito da costanti flussi economici e consumistici, l’uomo contemporaneo sembra essere sospeso in una dimensione che condensa in sé non pochi paradossi. Contemporaneamente libero e schiavo del reale, artefice e succube del suo destino, egli conduce un’esistenza circolare: impregnata di solo tempo. Si tratta di una vera e propria ciclicità che trascina con sé aporie e limiti di un sistema-mondo sempre più decostruito, ma, tuttavia, sempre più ripetitivo nei suoi errori.

All’immutabilità di questo cerchio, che non rappresenta lo spazio, ma solo il tempo- unica forza alla quale non possiamo sottrarci-,  andrebbe accostato un quadrato: il simbolo dello spazio. Insieme al cerchio, al centro e alla croce, il quadrato fa parte dei simboli fondamentali ed è quel bello in sé, come lo definisce Platone. A differenza del cerchio che rappresenta la spirale del tempo, il quadrato simboleggia la terra: idea molto antica nella cultura cinese in cui lo spazio si costruisce attraverso l’incastro di quadrati intorno al centro del mondo.

Ma, il simbolo del quadrato è anche possibilità di svoltare i suoi stessi angoli, cambiare prospettiva verso un sempre nuovo inizio, e verso una rottura dell’immutabilità ciclica. Leggere di interdisciplinarità è proprio questo: riappropriarsi dello spazio attraverso una visione aperta alla contaminazione e al costante dialogo, dirigendosi oltre la sterile uniformità. Per questo, potremmo sostenere che il libro di Giovanni Scarafile, docente di Etica della comunicazione presso l’Università del Salento, taglia trasversalmente più piani di studio e applicazione fino a completare la stessa nozione di esistenza in quella di esperienza. Interdisciplinarità e etica della comunicazione si intersecano in un rapporto di costante reciprocità, capace di racchiudere e fornire gli strumenti idonei per l’interpretazione della nostra realtà contemporanea. Una realtà che ha bisogno di lasciarsi alle spalle concetti come quello di staticità, rigidità e non-comunicazione tra saperi, per aprirsi all’ambivalente, alla pluralità, la quale si presenta come determinazione primaria e necessaria dell’essere umano. Del resto, plurale e ambivalente sono termini riferibili alla prismatica vita dell’uomo che oscilla costantemente tra l’imprevedibilità e l’impossibilità di omologazione.

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