Recensioni
Identità, alterità, persona PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Catapano   
Lunedì 16 Ottobre 2017 11:31

Michele Marchetto, John Henry Newman. Identità, alterità, persona, Carocci editore, Roma 2016, pp. 103.

di Giovanni Catapano

Cover del libro John Henry Newman di Michele MarchettoLa prima caratteristica che il lettore percepisce di questo libro è senza dubbio la snellezza: 103 pagine in totale. Le ridotte dimensioni tuttavia non pregiudicano affatto la ricchezza dei contenuti, ma al contrario ne aumentano, per così dire, la densità concettuale. Il libro si legge in poche ore, ma è bene rileggerlo attentamente per coglierne, a ogni rilettura, i dettagli e le sfumature. Ogni aspetto del testo è sapientemente meditato, a cominciare dalla struttura. Se ci soffermiamo a osservare la lunghezza dei sette capitoli in cui si articola il discorso, infatti, ci accorgiamo che hanno la seguente lunghezza: nove pagine il primo e l’ultimo («Myself and my Creator», «Persona e Trascendenza»); dieci pagine il secondo e il terzo da un lato («Grammatica del riconoscimento: l’io come persona», «Persona e fenomenologia») e il penultimo e il terzultimo dall’altro («Persona ed ermeneutica», «La persona fra egotismo e sviluppo»); quattordici pagine il capitolo quarto, che è quello centrale, intitolato «Persona e relazione». Una così perfetta simmetria non può certo essere casuale, e contribuisce a convogliare l’attenzione del lettore sul nucleo tematico rappresentato dall’idea di persona come entità costitutivamente in relazione; una relazione che nel pensiero di John Henry Newman (1801-1890) si scopre essere indirizzata in una triplice direzione: verso se stessi, verso gli altri e verso Dio.

Leggi tutto...
 
Etica. Un’introduzione PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Alberti   
Venerdì 02 Settembre 2016 09:00

Otfried Höffe, Etica. Un’introduzione, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2016, pp. XII + 125.Ortfrie Hoffe Etica

di Giovanni Alberti

Il testo si presenta diviso in sette brevi capitoli. Benché l’impianto del libro sia dichiaratamente sistematico, e tutte le parti del testo rechino questa traccia, l’autore dedica il secondo capitolo alla discussione dei metodi d’indagine, mentre riserva l’ampio quarto capitolo alla presentazione dei modelli etici fondamentali. Höffe rifiuta difatti la canonica distinzione di etiche teleologiche ed etiche deontologiche (dove troverebbero sì spazio l’etica aristotelica e quella kantiana, ma rimarrebbero escluse l’etica utilitaristica e, soprattutto, la critica della morale a matrice nietzschiana, gli altri due modelli di cui si riferisce nel testo). D’altra parte, soggiunge, “neanche le etiche teleologiche stanno in piedi senza obblighi e divieti” (p. 46). Questa particolare interpretazione della morale ci dice sin da ora che, secondo l’autore, le etiche teleologiche non escludono, di per sé, quelle deontologiche, e che il suo avviso è che esse siano strutturalmente correlate.

La sua intenzione generale consiste pertanto nella formulazione un’etica completa. Essa viene esposta sin dalla introduzione, e mira a dimostrare che una vita buona è tanto arte del vivere quanto teoria dei doveri morali. Su questo costitutivo intreccio di etica delle virtù e etica del dovere si articola pertanto tutto il libro. Nella visione di Höffe, difatti, queste due visioni etiche non debbono essere considerate del tutto alternative (p. 52); inoltre, come egli afferma, il suo è da considerarsi un tentativo di conciliare, «pur dando la precedenza a Kant» (p. 71), l’etica aristotelica con l’etica kantiana. Diciamo ancora che il suo tentativo si articola in tre momenti qualificanti: la presentazione di una morale critica, l’elaborazione di un’etica in quanto filosofia pratica, infine la prossimità fra etica della virtù (Aristotele) ed etica del dovere (Kant).

Leggi tutto...
 
Teomorfica PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Grossi   
Giovedì 28 Aprile 2016 16:06

Massimo Donà, Teomorfica, Bompiani, Milano 2015, pp. 1200

di Davide GrossiCopertina Teomorfica

La Teomorfica di Massimo Donà si presenta come un’opera monumentale di 1200 pagine che rivelano immediatamente l’intento dichiarato in premessa: di esporre un sistema di estetica. Si apprende dall’avvertenza che il volume non è stato composto in un’unica stesura ma è maturato in quindici anni di lavoro tra lezioni universitarie, conferenze e convegni. Si tratta dunque di una summa di materiale inedito in cui confluiscono appunti, dispense universitarie e saggi. La natura orale della Teomorfica appare malcelata nella stile di scrittura ricco di espressioni tratte dal linguaggio parlato, di esempi empirici, di comparazioni, divagazioni e sospensioni. Una tale singolarità compositiva non interferisce con il rigore speculativo che piuttosto riceve beneficio, laddove il ragionamento viene condotto senza quegli accorgimenti redazionali che spesso indeboliscono, piuttosto che corroborare, il tenore argomentativo. Nelle pagine della Teomorfica si rivela non solo un contenuto di pensiero ma un’esperienza di trasmissione del sapere che prescinde dalle regole della comunicazione saggistica. Tale esperienza abbraccia l’intero ambito del sapere estetico da Platone a Man Ray. Ma cos’è la Teomorfica? Sembrerebbe un trattato sistematico di metafisica ma è anche una guida all’esperienza estetica. Se è vero che la mancanza di riferimenti bibliografici lascia indovinare una decisa posizione teoretica è altresì vero che in rari saggi di filosofia sistematica sono presenti tanti riferimenti alla storia dell’arte ma soprattutto agli scritti teorici degli artisti contemporanei. Donà, che non nasconde la sua insofferenza antistoricista, rivela al contempo una profondissima conoscenza di questi scritti, muovendosi con disinvoltura nel panorama storico-artistico occidentale che va da Giotto a Duchamp. Ciò che colpisce è la felicità delle rispondenze che egli stabilisce tra momenti del pensiero occidentale e momenti della storia dell’arte. Questa spregiudicatezza è la forza e la debolezza del libro, perché comporta la responsabilità di pensare senza rimandi, di ripetere e approfondire lo stesso ragionamento fino ad inchiodare il lettore alla cosa. La rottura delle formule di richiamo ordinarie dà luogo ad uno stile diretto che esalta la qualità principale dell’autore: la radicalità filosofica. La premessa che introduce alla trattazione muove da un’asserzione che lo studioso s’impegnerà a dimostrare: «parlare di ‘forma’, in relazione all’esperienza estetica, significa chiamare immediatamente in causa Dio».

Leggi tutto...
 
Kontemplationen. Entwürfe zur phänomenologischen Hermeneutik PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriano Fabris   
Giovedì 11 Febbraio 2016 09:22

Dean Komel, Kontemplationen. Entwürfe zur phänomenologischen Hermeneutik, Verlag Traugott Bautz GmbH, Nordhausen 2014, pp. 105.

di Adriano Fabris

Komel Kontemplationen CoverLa filosofia ermeneutica sembra essere ormai passata di moda. Gadamer è, sotto molti aspetti, quasi dimenticato, e la stessa cosa sembra accadere anche per Ricoeur. Per quanto riguarda Heidegger – nella misura in cui questo autore può essere ricondotto a tale tradizione di pensiero – l’ultima tendenza è quella di privilegiare i risvolti ideologici pur certamente presenti nella sua riflessione, allo scopo di condannarli e di trovare così una giustificazione pseudo-morale per lasciarsi alle spalle la sua ontologia. Ma l’indagine filosofica, appunto perché non coincide con l’ideologia, non è soggetta alle mode. Lo stesso vale per l’ermeneutica. Basta solo avere il coraggio e la capacità di rilanciare in maniera vitale uno stile di pensiero, collegandolo ai problemi fondamentali affrontati nella tradizione e alle questioni più urgenti del nostro tempo. È ciò che fa in questo libro Dean Komel: un filosofo sloveno molto noto i cui lavori sono tradotti in varie lingue (italiano compreso).

Leggi tutto...
 
Parmenide. Nostos. L’essere e gli enti PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Fronterotta   
Giovedì 26 Febbraio 2015 00:00

Luigi Ruggiu, Parmenide. Nostos. L’essere e gli enti, edizione rivista e ampliata, Mimesis, Milano-Udine 2014, pp. I-IV+9-516.

di Francesco Fronterotta

Questo volume costituisce una ristampa dell’opera apparsa originariamente presso l’editore Marsilio (Venezia-Padova) nel 1974-1975, con l’aggiunta di un’Appendice che contiene il testo e la traduzione dei frammenti di Parmenide (pp. 427-51) e un saggio dedicato al rapporto fra essere e tempo nella riflessione parmenidea, con aggiornamenti bibliografici (pp. 453-516). Del resto, lo studio del pensiero di Parmenide, da parte dell’A., è rimasto intenso e costante nel corso dei quarant’anni intercorsi fra la prima e la seconda edizione dell’opera, come testimoniano numerosi lavori sui diversi aspetti del poema Sulla natura, ma soprattutto l’introduzione e il commentario alla traduzione dei frammenti curata da Giovanni Reale (Rusconi, Milano 1991). Va immediatamente rilevata una novità, o quantomeno un’esplicitazione, che questa ristampa lascia emergere rispetto al volume originale: nel titolo compare la menzione del termine nostos, che, come l’A. segnala nell’Introduzione alla seconda edizione (p. IV), evoca espressamente la «grande metafora dell’Odissea», vale a dire l’immagine del tempestoso «ritorno» in patria di Ulisse (come degli altri eroi greci) dopo la vittoriosa spedizione a Troia. Si tratta di un’allusione, o di un riferimento, che intende porre in rilievo l’elemento più caratteristico dell’interpretazione del poema di Parmenide proposta dall’A., un’interpretazione che, negli anni ’70 del secolo scorso, ha rappresentato un significativo momento di rottura rispetto alla lettura tradizionale, di indubbia ascendenza zelleriana: per dirla in estrema sintesi, l’A. suggerisce che la seconda parte del poema fornisca un’esposizione delle opinioni vere che può restituire una spiegazione corretta del mondo naturale, in opposizione alle opinioni false che invece appartengono ai mortali in base all’esperienza comune; sarebbe di conseguenza dopo aver appreso e compreso la dottrina dell’essere sviluppata nella prima parte che il giovane adepto della dea, protagonista del poema, potrebbe riconoscere la fallacia delle false opinioni dei più, per “tornare” a questo punto, depurato dall’errore, ad abbracciare il mondo dell’apparenza ammettendone, entro certi limiti almeno, la legittimità. Ma procediamo con ordine.

 

Leggi tutto...
 
«InizioPrec.1234Succ.Fine»

Pagina 1 di 4